accidenti ed incidenti

domenica 26 ottobre 2014

E' STATA ANCORA UNA VOLTA L'ENNESIMA PROCESSIONE, MA IL MIRACOLO NON ARRIVERA'


Caro compagno Mao,
mi dispiace dovertelo dire così chiaramente ma c’era qualcosa di sbagliato nella tua idea che quando il caos regna sotto il cielo la situazione sia eccellente.
Ieri, a Roma, una grossa manifestazione indetta da un sindacato un tempo di sinistra, ha evidenziato che in una parte del popolo italiano vi è uno stato d’animo ostile al governo (ed anche a tutte le forze politiche ed alla classe dirigente nel suo insieme).
E VORREI VEDERE CHE NO !!! Licenziamenti, chiusure di imprese, grandi e piccole, dietro le spalle anni sempre più bui, davanti un tunnel di cui non si vede la fine, difficoltà sempre crescenti a soddisfare bisogni elementari. Da quello delle cure mediche a quello di scuole decenti, alla casa, al mangiare. Del resto quando in un paese come l’Italia va a votare solamente metà della gente, qualcosa vorrà pur dire…
Ma il fatto che la gente sia profondamente scontenta della strada che gli fanno fare non significa manco per niente che abbia individuato un’altra strada, un percorso alternativo. La scontentezza, l’incazzatura, la rabbia ci sono da anni. MA LA SOCIETA’ ITALIANA NON E’ CAMBIATA IN MEGLIO, ANZI. Perchè per cambiare occorre che vi sia un programma, un percorso, obiettivi condivisi su cui fare una lunga lotta, su cui aggregare molte più persone di quelle scese in piazza ieri. Un primo segnale potrebbe già essere quello di smettere di dare cifre non vere. Ieri non erano un milione, erano tanti, e non è stato facile portare in piazza così tanta gente. MA NON ERANO UN MILIONE.  E le cifre contano. Perchè il partito che tutti fanno finta di credere guidi questo governo ha preso il 42 per cento dei voti. E manco quelli son bruscolini, anzi sono cifre certificate.
La grande processione di ieri NON ERA E NON VOLEVA ESSERE UNA MANIFESTAZIONE DI LOTTA.  Altrimenti con i tempi che corrono si sarebbero, almeno temporaneamente, bloccate strade autostrade ferrovie porti ed areoporti. MA IL SINDACATO SE NE GUARDA BENE ANCHE SOLO DAL PENSARLO.  Era una processione di gente che si aspetta, che invoca un miracolo.
Caro Mao, in testa a tanta gente regna una grande confusione. In tanti vogliono uno stato sociale, uno stato che non ti lasci solo quando hai più bisogno, una società solidale MA NON VOGLIONO CHE QUESTA SOLIDARIETA’ COMPRENDA ANCHE I PIU’ POVERI TRA I POVERI. Non vogliono estendere questi benefici anche a chi arriva in Italia da Paesi dove la vita è una tragedia che neppure possiamo immaginare quanto sia tragica, infernale. Eppure queste persone vorrebbero poter lavorare, mica mangiare a sbafo, mica fare i mantenuti. Ma la coperta è troppo corta e non basta per tutti, dicono in tanti. E’ una minoranza quella che dice che non è vero che non ci sono i soldi. E’ UNA MINORANZA QUELLA CHE DICE CHE I SOLDI BISOGNA ANDARLI A CERCARE ED A PRENDERE DOVE CI SONO. Gli altri, la maggioranza, pensano che questo sia molto, ma molto difficile. Ed allora preferiscono far la guerra ai poveri, pensano di poterla vincere….
E questo è un elemento di confusione, di divisione. Sarebbe bastato che ieri fosse stato il primo giorno, il primo passa di una lunga lotta perchè fosse riconosciuto a ciascuno il diritto ad una vita dignitosa. Cosa questa che oggi vuol dire salario di cittadinanza a chi ha perso il lavoro o a chi non ne ha ancora trovato uno. SAREBBE BASTATO QUESTO PER INTRODURRE UN PRIMO, INDISPENSABILE ELEMENTO DI CHIAREZZA NEL DIBATTITO POLITICO SUL NOSTRO FUTURO, SULLA STRADA CHE VOGLIAMO IMBOCCARE.  Ma di questo nel sindacato neppure si vuole parlare. Ed allora smettiamola di prenderci in giro con le stupidaggini sul fiume rosso che avrebbe inondato Roma. Ha ragione Renzi. Una parte minima, anche se rispettabile, dei sessanta milioni di italiani ieri ha manifestato a Roma la propria scontentezza. NELL’AGENDA POLITICA DELLE ORGANIZZAZIONI POLITICHE E SINDACALI COMUNQUE NON E’ CAMBIATO ASSOLUTAMENTE NIENTE. Le processioni passano, il disagio resta.

domenica 27 luglio 2014

GAZA: ESISTONO VITTIME INNOCENTI ?




traduzione di un interessantima nota della dr. Alia Brahmini comparsa in inglese su Al Jazeera


Nel 1894, un giovane anarchico ha deposto una bomba davanti agli uffici di una compagnia mineraria a Parigi. Prima di “incontrare” la ghigliottina, Emile Henri ha affermato che il suo grande senso di umanità lo aveva spinto in difesa degli uomini affamati e sfruttati che lavorano nelle miniere. Ma per quanto riguarda le vittime innocenti della bomba? "Ho subito risolto il problema -spiegò Henri- L'edificio in cui la Società Carmaux aveva i suoi uffici era abitata solo da borghesI. Quindi non avrebbero potuto esserci vittime innocenti"

Giustificando l’altissimo numero di morti civili dell’ 11 Settembre, Osama bin Laden esposse questo tipo di ragionamento. Uguale la pretesa di rappresentare gli oppressi, Bin Laden ha sostenuto "dato che il Congresso americano è un comitato che rappresenta il popolo, il fatto che è d'accordo con le azioni del governo americano dimostra che l'America nella sua interezza è responsabile per le atrocità che si stanno commettendo contro i musulmani ". In questo modo per bin Laden, come per Henri, non c'erano state vittime innocenti.

Nel sostenere la liceità della punizione collettiva, queste allarmanti argomentazioni centrate sulla qualità essenziale di un'intera categoria di persone (appartenere alla classe media, essere cittadini americani) determinano così la loro colpevolezza.
Nel corso dell’ operazione israeliana Pilastro di Difesa a Gaza nel 2012, Gilad Sharon ha sostenuto cose simili. Sharon, figlio di Ariel e capostaff del padre durante il suo mandato come Primo Ministro, ha invocato Hiroshima e Nagasaki e ha esortato l'esercito israeliano a radere completamente al suolo Ghaza "Il desiderio di prevenire danni ai civili innocenti a Gaza", ha scritto sul Jerusalem Post, "alla fine porterà a danneggiare i veri innocenti:.. I residenti del sud di Israele, gli abitanti di Gaza non sono innocenti hanno votato per Hamas ... hanno scelto questo liberamente e devono vivere pagandone le conseguenze ".

Esattamente come bin Laden, Sharon figlio si è basato su un procedimento democratico (elezioni) per violare egregiamente la sostanza della democrazio (massacro di civili). Utilizzando la democrazia come arma, Gilad Sharon ha argomentato che questi civili avevano effettivamente fatto qualcosa (il voto) per perdere il loro diritto alla vita, in un modo simile al combattente che impugna un'arma. Ancora una volta, quindi, un'intera categoria di persone (abitanti di Gaza) non è innocente.

La visione di Gilad Sharon, sul momento era dibattuta e non si poteva dire che fosse rappresentativa. La preoccupazione tuttavia esiste dal momento che una serie di recenti osservazioni tradiscono l'esistenza di una simile mentalità demonizzatrice in alcuni ambienti israeliani, mentalità in base alla quale i civili palestinesi possono diventare bersaglio lecito delle forze armate in virtù del fatto innegabile ed essenziale di essere palestinesi.


LA DISUMANIZZAZIONE DEI PALESTINESI


Questa mentalità si riflette nelle dichiarazioni di parlamentari israeliani, per uno dei quali "il popolo palestinese" deve essere considerato nemico. Ayelet Shaked, del Partito Patria Ebraica, ha pubblicato anche su Facebook un articolo sostenendo la necessità di uccidere le madri dei "martiri" palestinesi, e distruggere le loro case per avervi allevato "piccoli serpenti".

Il vice presidente della Knesset e membro del comitato della Knesset per gli affari esteri e della Difesa, Moshe Feiglin, ha denunciato come "illogica la pietà” di Israele per i propri nemici e preso posizione contro ogni avvertimento agli abitanti di Gaza su imminenti azioni militari, perché erano sostenitori di Hamas.

Questa mentalità, di strisciante disumanizzazione, era evidente anche nelle scene di normali cittadini israeliani riuniti su una collina, a tifare, a festeggiare, mangiando popcorn durante il bombardamento di Gaza. Era evidente nel commento di uno studioso israeliano della letteratura araba presso Bar-Ilan University, che ha dichiarato che violentare le mogli e le sorelle di combattenti palestinesi sarebbe stato utile a scoraggiare gli attacchi. Ed era evidente, naturalmente, in quel folle slogan - "Mavet La'aravim" ("Morte agli arabi") - a Jaffa, Gerusalemme e altrove.
La preoccupazione principale è che questa mentalità potrebbe regnare anche dentro la leadership politica, che continua la guerra nonostante la protesta mondiale sulla sospetta violazione del diritto umanitario internazionale; all'interno della leadership militare, che non ha cambiato la sua tattica nella piena consapevolezza che una vittima su quattro non è solo un civile, ma anche un bambino; e tra i soldati israeliani, che sembrano disposti a uccidere deliberatamente i non combattenti palestinesi, siano i bambini che giocano a calcio sulla spiaggia o un giovane uomo disarmato che cerca sua cugina tra le macerie.

Questa mentalità è, forse, sia una causa e un effetto di 47 anni di occupazione, il più lungo nella storia moderna, e il modo in cui deve essere continuamente sostenuta: da violazioni dei diritti umani alle vessazioni quotidiane e umiliazioni; dal blocco economico di sette anni di 1,8 milioni di persone per l'attuale dispiegamento di una superpotenza militare contro gli edifici residenziali, scuole, ospedali, moschee e centri per disabili di una popolazione vieppiù impoverita, popolazione ingabbiata dentro Gaza, il 43 per cento della quale è sotto i 16 anni.

UNA GUERRA COLONIALE


Proprio come sembra questa è la mentalità psicologicamente necessario per tenere in piedi l'occupazione, ed è parte integrante del paradigma della "guerra coloniale", in cui, come Talal Asad ha notato, è giusto che i popoli etnicamente inferiori muoiono nel più alto numero possibile.

Questo mentalità disumanizzante cozza violentemente con la pretesa di essere civilizzato, cercando di rispondere alle molte domande sollevate sul il bilancio delle vittime civili  si dà luogo ad una vera e propria ginnastica morale e linguistica.

Si è detto che la popolazione civile è avvertito prima che Israele lanci i suoi attacchi. Ma, secondo il diritto internazionale, questi avvertimenti realmente possono trasformare un soggetto civile in un militare? In ogni caso, dove si pensa che possano fuggire gli abitanti di Gaza?

Ci viene detto che NON E’ Israele ad uccidere i civili palestinesi, ma che invece è Hamas che usa la popolazione di Gaza come scudi umani. Ma, oltre alla sua ala militare, che usa mezzi terroristici, non è Hamas anche un partito politico attivo e integrato nella vita civile, in una delle strisce più densamente popolate della terra sulla terra? Comunque, non abbiamo sentito l'argomento scudi umani prima, nelle parole di Al Qaeda?

Ci viene detto che qualsiasi altro paese democratico avrebbe agito nello stesso modo se i terroristi avessero preso di mira il suo popolo. Ma forse che quando i civili nel Regno Unito sono stati ripetutamente attaccati dall’IRA, il governo britannico ha fatto bombardare aree cattoliche di Belfast? Comunque, non è il segno distintivo di un paese democratico la sua moderazione?

Ci viene detto che Israele ha il diritto inviolabile di auto-difesa. Ma se gli israeliani hanno il diritto all'autodifesa,i palestinesi  non  hanno anche loro questo diritto, a fortiori, data l'enorme squilibrio di potere in tempo di guerra e le incursioni, omicidi e l'espropriazione delle terre in tempo di pace? In ogni caso, è ancora senso parlare di auto-difesa nei confronti una popolazione che sta subendo un’ occupazione?

Domande molto più sofisticate di queste sono state poste sulla narrazione israeliana, ed è probabile che la sfida continuerà tanto a lungo quanto l'occupazione. Il pericolo, sia per gli israeliani che per i palestinesi, è che,con risposte simili il fallimento sarà sempre più certo ed Israele sarà costretto a risolvere il problema al modo di Emile Henri: NON CI SONO STATE VITTIME INNOCENTI.




domenica 26 gennaio 2014

La ribellione in Ucraina e gli "occhiali" del KGB di certa sinistra italiana





Due delle tare non piccole di talune componenti della sinistra radicale sono l'antiamericanismo e la russofilia.
Io ho sempre fatto una gran fatica a digerire gli americani, intendo la loro cultura, i loro modi di essere e di vivere. Addirittura mi sono interrogato e mi interrogo se non vi sia in me una forma di razzismo culturale nei loro confronti. La loro musica, tranne il jazz e quella legata alle lotte del loro 68, la trovo poco interessante ed assai spesso sgradevole. Ho viaggiato molto, e probabilmente sbagliando, non sono mai voluto andare negli USA.
Gli Yankees stati capaci di farsi un sacco di soldi vendendoci la loro propaganda razzista più vomitevole. Il 75% dei western (a dir poco) sono immondizia razzista contro gli "indiani". E son riusciti  a far diventare questo, un senso comune in grandissima parte del pianeta.
D'altro canto, se la Russia di un tempo poteva esser vista come il paese in cui per la prima volta dopo la rivoluzione francese si è tentata una Rivoluzione sociale, socialista, capace di ribaltare i rapporti di classe tra capitale e lavoro, a livello mondiale, quel tentativo E' FALLITO. CONCLUSO. E concluso ingloriosamente. Non nel 1989, ma mooooltoooo, mooooltooo prima. Essendo radicalmente, irriducibilmente ateo e materialista non mi piacciono i santini, le mummie, le vecchie gloriose uniformi, le vecchie gloriose bandiere. Quella è roba buona ANCHE per i fascisti. Ovviamente parlo delle loro divise bandiere ecc. ecc.
Lo scacchiere mondiale è cambiato, i modi di produrre, i luoghi della produzione, i beni ed i servizi prodotti sono cambiati. Ed anche gli imperialismi.
Non è cambiata la incapacità del capitalismo di assicurare una vita dignitosa e libera da guerre, fame, malattie a larghe masse di esseri umani.
Ma la critica per essere tale deve appunto fare la ricognizione dei cambiamenti.
Identificare governi corrotti (e non solo corrotti) ed oppressivi dei diritti dei lavoratori come quello ucraino attuale (ma l'attuale opposizione non è migliore) come alleati da sostenere, sia pure a chiacchiere, denigrando in ogni modo possibile ed immaginabile le manifestazioni popolari è, prima che vergognoso, imbecille. Quando la giunta nazifascista argentina, per ovviare alle difficoltà interne, scatenò la guerra per la riconquista delle Malvinas/Falkland contro l' Inghilterra della Thatcher, e la perse…fu il primo passo del crollo. Non si trattava di scegliere tra la "macellaia sociale" inglese ed i boja argentini. Si trattava di denunciare il carattere antiproletario di entrambi. Quando un popolo oppresso e sfruttato come in Ucraina scende in piazza contro un governo antiproletario, pur con le INDISPENSABILI denunzie e distinguo, denigrare la ribellione popolare come fascista e manovrata dall'esterno, significa ragionare con la mentalità del KGB, e di un novecento, che per fortuna o per sfortuna, ormai è passato. I fascisti non si distinguono solo perchè hanno la svastica, la croce celtica, ma dai loro programmi e dal modo in cui fanno politica. I governi (e l'opposizione) ucraina sono antiproletari. Basterebbe vedere come hanno boicottato ed impedito la nascita di un qualsiasi movimento sindacale. La piazza  ribelle, sino ad ora, non ha espresso piattaforme programmatiche progressiste. Dunque? dunque si sta a guardare cercando di capire qualcosa, senza appoggiare (chi ? e su cosa ?) ma senza denigrare chi comunque si ribella. Può darsi, non è garantito, che dalla e nella ribellione maturi, lentamente quella consapevolezza e quella coscienza politica oggi assente. Di sicuro nell'acquiescenza e nella subalternità non matura niente di buono per gli sfruttati e per gli oppressi.



mercoledì 12 giugno 2013

CONSIDERAZIONI SUI GRILLINI DISSIDENTI

Quando esisteva l'URSS parteggiai sempre per i dissidenti. Non perchè ne condividessi le posizioni politiche, ma perchè NON CONDIVIDEVO l'idea che un governo possa limitare in maniera così drastica e pesante la libertà di parola. Uguale atteggiamento rispetto ai dissidenti cubani e cinesi. In generele verso tutti i dissidenti.
Unica eccezione: i dissidenti del Movimento a 5 Stelle.
Il perchè è presto detto. Questi dissidenti incominciano a pensarla diversamente da Grillo SOLAMENTE dopo essere stati eletti, consiglieri comunali, regionali, deputati e senatori.
Se credono, come dicono di crederci, alla necessità di un dibattito, di una pluralità di posizioni all'interno del Movimento a 5 Stelle perchè non hanno animato e non animano un dibattito interno ma pubblico rendendo esplicite le proprie posizioni anche prima di essere eletti ?
Prendiamo la posizione di Grillo sulle problematiche legate all'immigrazione, è mai possibile che PRIMA di essere eletti si taccia su tutto e solo DOPO essere stati eletti si manifesti il dissenso ?
Prendiamo ad esempio la posizione furbesca (in realtà sciocca e di corto respiro) di Grillo sulle tasse….riassumibile in SE SI ABBASSANO/AZZERANO I COSTI DELLA POLITICA, ovvero le ruberie della casta, USCIRANNO FUORI I SOLDI PER ….e giù una lista abbastanza lunga di cose da fare…..
Per le ruberie la competenza è della magistratura con i tempi che tutti sanno, per il resto tagliare pesantemente i costi della politica è in primo luogo una questione morale, un fatto di buon costume ma non è di per sè la medicina polivalente.
Occorrerebbe anche parlare di tasse, di trasparenza fiscale, di ripartizione effettiva dei carichi, così, come tra l'altro, prescrive anche la Costituzione. Ma tutto proteso all'acchiappa-acchiappa dei voti Grillo questo lusso non se lo vuol permettere. Ma non se lo son voluto permettere neppure i candidati che, in assenza di un reale dibattito politico, privi di una propria personale identità politica (perchè così aveva stabilito il Capo), sono stati eletti perchè il Capo ha tirato la volata. Se non era per Grillo chi di loro sarebbe stato eletto ? Non scherziamo.
Non è che io dubiti della loro buona fede. Dubito del loro spessore politico. Non mi piace che si lascino usare in funzione anti-Grillo da tutti quei media che combattono Grillo solamente per l'unico "merito" che ha, quello di voler destabilizzare un sistema marcio ed inefficiente, un sistema di cui i media, i loro padrini e padroni, sono parte costitutiva.
Sciaguratamente per questo paese il merito di Grillo è una pura intenzione. La sua inettitudine nel non usare il capitale politico che pure ha saputo accumulare è ormai davanti agli occhi di tutti, tranne che ai suoi. E' un uomo solo, incapace di guardarsi allo specchio. E' un' altra occasione sprecata. Terribile ma vero.

martedì 4 giugno 2013

Uno sguardo dalla piazza Taksim: perché la Turchia è ora in sobbuglio?




Ho ritenuto utile proporre questo articolo che una giornalista anglo-turca di 42 anni,  Elif Shafak ha scritto per il Guardian, quotidiano inglese di centro-sinistra. E' un  punto di vista progressista moderato, tuttaltro che rivoluzionario, quello delle nuove generazioni dirigenti laiche ed occidentalizzate. 
Scevre da simpatie e nostalgie per la destra militarista, golpista e fascistoide che è alle radici della fondazione della Turchia moderna, ma anche da eccessive simpatie verso il conservatorismo clerico-affarista dell'attuale partito al potere.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/03/taksim-square-istanbul-turkey-protest?CMP=twt_gu

Uno sguardo dalla piazza Taksim: perché la Turchia è ora in sobbuglio?

Un sit-in pacifico per proteggere uno degli ultimi parchi pubblici di Istanbul è diventata il barometro del malcontento del paese nei confronti del proprio governo sempre più autoritario. Ma è giusto etichettare questa protesta una 'primavera turca'?


"Mio caro Primo Ministro, ero un uomo apolitico; allora come mai sono sceso in piazza non per due alberi, io mi sono ribellato dopo aver visto come,di prima mattina, all'alba, sono stati aggrediti quei giovani che stavano protestando in silenzio nelle loro tende ?.. sono sceso in piazza, perché non voglio che a mio figlio accadano cose come queste e perchè mi piacerebbe di vivere in un paese democratico ".

Questa lettera toccante, indirizzata a Recep Tayyip Erdogan e scritta da uno dei manifestanti nella storica Piazza Taksim di Istanbul, è stata ampiamente diffuso sui social media della Turchia. Chi ha scritto  queste parole, Cem Batu, è il direttore creativo di un'agenzia di pubblicità. Che persone come lui ed il suo staff di istruiti, moderni, giovani abitanti della metropoli  siano stati "trattati" con gas lacrimogeni e feriti durante le proteste, la dice lunga sul calvario di questi ultimi giorni.


Tutto è iniziato con un pacifico sit-in per salvare uno degli ultimi parchi pubblici rimasti in una città di quasi 14 milioni di persone. Il governo è stato irremovibile sulla eliminazione del parco per ricostruire una vecchia caserma ottomana che lì sorgeva e poi trasformarla in un museo o in un centro commerciale. E' stata una decisione presa troppo in fretta e senza un adeguato dibattito pubblico e sui media. Molte persone, che avrebbero optato per un giardino pubblico al posto di un centro commerciale, si rendevano conto che le loro voci non venivano ascoltate dai politici. Svariate di loro hanno finito per occupare Gezi Park. Allo stesso tempo, l'hashtag # occupygezi è stato lanciato, incitando all'aiuto ed alla solidarietà. Come Koray Caliskan, politologo dell'Università del Bosforo, ha scritto sul quotidiano Radikal i manifestanti iniziali provenivano da differenti background ideologici, e tra loro c'erano anche persone che avevano votato in passato per il partito al potere, il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP).


La durezza del comportamento della polizia contro gli occupanti di Gezi Parck ha cambiato tutto. Le tende dei manifestanti sono stati perquisite e date alle fiamme. Uno studente universitario ha subito un intervento chirurgico dopo aver ricevuto colpi ai genitali. Sirri Süreyya Önder, un deputato del partito curdo Pace e Democrazia (BDP), è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito da un lacrimogeno, e molti altri hanno riportato lesioni alla testa e sul corpo. Immagini di poliziotti armati di cannoni ad acqua, spray al peperoncino e gas lacrimogeni contro i giovani inermi, hanno scatenato una reazione diffusa, creando ripercussioni contro il governo senza precedenti  e scatenando vecchi rancori. Le proteste sono divampate in 60 città, compresa la capitale, Ankara. Rapidamente, le manifestazioni a pzza Taksim si è trasformata in qualcosa di più grande che va al di là di Istanbul e  della protezione di un parco pubblico.


Tre problemi strutturali hanno contribuito alla escalation della tensione.

In primo luogo, in Turchia non esiste un' opposizione consolidata ed adeguata ad una società così sviluppata . Questa rimane una carenza fondamentale, in quanto le persone non hanno sedi politiche alternative per incanalare le loro opinioni e frustrazioni. Ciò che non può essere espresso si accumula e ribolle dentro, in attesa solamente di esplodere dove e quando può.

In secondo luogo, mentre il principale partito di opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), è in  palese stato di liquefazione, il governo ha guadagnato troppo potere e autorità. La mancanza di meritocrazia e trasparenza diminuisce la fiducia della gente nel regime politico. Provvedimenti recenti, come la restrizione sulla vendita di alcolici e un annuncio sulla metropolitana di Ankara che proibiva i baci in pubblico ai passeggeri, hanno scatenato il timore che il governo stia interferendo negli stili di vita dei suoi cittadini e cercando di plasmare la società dall'alto.


In terzo luogo, nonostante il governo Erdogan sia stato capace di riportare l'esercito ad interessarsi a questioni solamente militari, e in questo senso ha contribuito al progresso della democrazia, è stato carente nella protezione della libertà di parola e di stampa. Gli scrittori e gli artisti sono ancora portati in giudizio a causa delle loro opinioni e sono accusati di insultare la nazione o valori religiosi. I mezzi di comunicazione hanno perso la propria diversità e numerose voci critiche sono state emarginate, mentre sta prendendo piede l'auto-censura.


Un'altro motivo di conflitto è stato il nome di un nuovo ponte da costruire a Istanbul.

Il governo ha deciso di intitolare il terzo ponte sul Bosforo a Yavuz Sultan Selim, il sultano ottomano Selim soprannominato il Grim, famoso per le sue stragi della minoranza Alawita, nel cosro della guerra contro l'Iran sciita nei primi anni del 16 ° secolo. Questa scelta ha suscitato i malumori della minoranza alawita, che si sente sistematicamente discriminata. Ha anche creato delusione tra democratici e liberali, che avrebbero preferito un nome neutro per il nuovo ponte. Mario Levi, lo scrittore ebreo-turco, ha scritto su Twitter: "Perché non Rumi Bridge o Yunus Emre Bridge?" Sia Yunus Emre e Rumi sono assai personaggi storici rispettati  e mistici famosi per la loro prospettiva umanitaria e pacifica. Altre persone hanno fatte diverse proposte. Eppure il nome del ponte, come le altre cose, è stato scelto senza molte discussioni, approfondendo  il fossato tra governanti e governati.

Erdogan è un politico di successo, ma il compromesso non è ciò che sa fare meglio. L'AKP è stato più capace di conquistare il cuore del popolo turco di qualsiasi altro partito nella storia politica della Turchia. Tuttavia, ci sono stati cambiamenti nel discorso del partito che hanno fatto sì che molti intellettuali liberali, che inizialmente hanno sostenuto i passi avanti effettuati dal governo, si siano sentiti ingannati e abbandonati. Dopo le elezioni generali nel giugno 2011, Erdogan ha pronunzato un bel discorso, dicendo che sarebbe stato il primo ministro sia di coloro che avevano votato a favore e sia di coloro che avevano votato contro di lui, allo stesso modo. Quel discorso è entrato a far parte della memoria collettiva come "il discorso del balcone". Oggi, dai loro balconi, le persone stanno battendo pentole e padelle per protestare contro di lui. Tra loro ci sono quelli che avevano applaudito il discorso del balcone per essere stato così inclusivo e costruttivo.


Lo stato d'animo prevalente tra gli scontenti della Turchia è che Erdogan ora si preoccupa prevalentemente, se non esclusivamente, di quelli che hanno votato per lui. Il resto della società - il 50% della popolazione - si sente esclusa, tenuta a distanza, a volte, sminuita. La politica della Turchia resta polarizzata, rissosa e cocciutamente maschilista. Il fatto terribile è che le donne sono sottorappresentate sia nella politica locale e che in quella nazionale non aiuta. Inoltre, anche se nessuno parla di questo, noi siamo un popolo emotivo. La politica è troppo spesso plasmata da emozioni e reazioni, piuttosto che da scelte razionali.


Eccezion fatta per alcuni giornali, i media mainstream sono stati sorprendentemente riluttanti a dar notizia delle proteste. NTV, uno dei canali televisivi più rispettati, è stato fischiato dopo aver fallito nel riportare gli eventi. È interessante notare che NTV ha mandato in onda trasmissioni in diretta delle proteste contro lei stessa.


In assenza di una buona e corretta copertura, i social media hanno prosperato. Una ricerca della New York University ha rivelato che in appena otto ore, 2 milioni di tweets sono stati condivisi su Gezi Park. Il numero di utenti di internet in Turchia supera i 35 milioni, Facebook e Twitter sono incredibilmente popolari. Tuttavia, i social media sono aperti alla disinformazione, a voci infondate, espressioni di odio e di teorie della cospirazione. In una società in cui poche persone hanno fiducia sia nei politici che nei media questo può essere pericoloso. Ma Twitter ha dimostrato di essere la piattaforma principale di condivisione di idee, immagini e informazioni senza censure. "Grazie ad Allah per Twitter" è stato uno dei messaggi che ho letto. Lo stesso Tweeter è stato descritto Domenica da Erdogan come una "minaccia"  in un'intervista televisiva in diretta.


Un mese fa, lo stato d'animo del paese era completamente diverso. Con il processo di pace turco-curdo tanto atteso  in corso, c'era ottimismo ovunque. Erdogan era visto come il leader determinato che aveva finalmente portato a termine un conflitto che aveva ucciso più di 40.000 persone nel corso degli ultimi 30 anni. C'è stato un gran parlare di Turchia, con la sua popolazione prevalentemente musulmana a democrazia laica, portata a modello per il resto del mondo musulmano. Quell' atmosfera ottimista è drammaticamente peggiorata . Tuttavia, può essere fatta rivivere ancora una volta se il governo imparasse dai propri errori.


Definire i recenti eventi come "primavera turca" o "estate turca", come alcuni commentatori si sono affrettati a fare, non è l'approccio giusto. E 'vero che la Turchia ha un sacco di cose in comune con molti paesi del Medio Oriente, ma è anche molta diversa. Con la sua lunga tradizione di modernità, il pluralismo, la laicità e la democrazia - anche se piena di difetti ed immatura- la Turchia ha i meccanismi interni per bilanciare i propri eccessi di potere. Se questo non può essere raggiunto, tuttavia, vi è la preoccupazione che le manifestazioni potrebbero essere manipolate da gruppi estremisti e diventare violente. La stessa preoccupazione è stata espressa dal presidente del paese, Abdullah Gül, che ha rilasciato una dichiarazione affermando  che il popolo aveva dato ai politici un messaggio chiaro e costruttivo , ed i politici dovrebbero prendere in considerazione questi messaggi beneintenzionati.


Ora, dopo giorni di sconvolgimento, piove dolcemente sulle gomme che bruciano e i graffiti, e la voce del giovane padre che ha scritto la lettera aperta al Presidente del Consiglio rappresenta i sentimenti di tante persone per le strade e nelle loro case: "Tu ci ha chiamati 'illegali', caro Primo Ministro. Se soltanto fossi venuto a conoscerci, avresti visto che siamo tutt'altro. "

 

 


Elif Shafak per il Guardian

martedì 28 maggio 2013

LA POLITICA E' COMPLICATA, CARO BEPPE.....

La negazione, o l'occultamento consapevole, qui poco importa, della complessità della società, e quindi della sua gestione, cioè della politica, da parte di Grillo è stato ciò che mi ha trattenuto dal recarmi al seggio per votare 5 Stelle.
Molto credo gli si possa e gli debba perdonare, specialmente in presenza delle malefatte ultradecennali dei partiti attuali che hanno portato il paese quasi sull'orlo del baratro e non accennano ad invertire la rotta.
Ma non questa grossolanità, questo grezzume….in esso poi i germi dell'inazione politica, della incapacità di additare prospettive che non fossero "Ormai siamo sicuri, prenderemo la maggioranza e gliela farem vedere !" Cosa ? Con quali priorità, con quali mezzi ? non era dato sapere.
Dico subito che la proposta è mancata a Grillo, come è mancata anche agli altri, al PD ed a SEL in primo luogo, per non parlare di Ingroia &C…..
Ma Grillo che agitava la bandiera del "Cambiare tutto e velocemente" ha pagato più caro di altri. Non tanto del mancato raggiungimento dell'obbiettivo… non credo che gli elettori a 5 stelle siano così pazzi da pretendere che nell'arco di tre o quattro mesi si uscisse dalla crisi…quanto del non aver avviato nessun processo, nessun cammino verso il cambiamento. QUESTO, GIUSTAMENTE, NON GLI E' STATO PERDONATO.
Inesperto della politica, pensava, il Geniaccio, che osservando dall'esterno quanto combinavano gli oligarchi lo avrebbbe messo in grado di capire la macchina e di saper invertire la rotta. Un po' come se qualcuno pensasse di poter pilotare un Jumbo 747 dopo aver pazientemente osservato per una trentina di ore quel che facevano i piloti…..insomma roba da pazzi….
Pazzo anche nello scambiare la rete per il paese reale….ma pazzi anche questi suoi critici dell'ultima ora che lo accusano di non aver saputo comunicare….comunicare cosa ? scusate tanto, comunicare cosa ? NON COME !!!!! CACCHIO….COSAAAA??? COSA AVREBBE DOVUTO DIRE GRILLO ?
Avrebbe dovuto parlare di come avviare il cammino per ridare lavoro a chi lo ha perduto, per dare lavoro a chi non ne ha mai avuto uno, per dare un reddito temporaneo a quelli a cui temporaneamente non si riesce a dare o ridare un lavoro.
Questo è al centro delle preoccupazioni di tutto il paese. Non la quota di rimborsi da trattenere o da rendicontare da parte degli eletti. Se la gente vede i deputati ed i senatori non solo a dar battaglia nelle aule ma anche nei luoghi della sofferenza per capire e per condividere, a dormire per terra nelle fabbriche occupate, a coordinare ed orientare le lotte, state tranquilli che l'ultima cosa che gli viene in testa di chiedere è "quanto prendi? cosa ci fai con quei soldi ?" Da L'Aquila, senza ricostruzione all'orizzonte, a Taranto,inquinata,  passando per le tante realtà industriali in via di smobilitazione, vi è molto a cui pensare prima di trovare il tempo da perdere per parlare dei rendiconti delle indennità….e del resto, dei rappresentanti che si impegnano in un continuo dialogo con la gente e poi anche nelle istituzioni dove mai troverebbero il tempo e le forze per concedersi quei sollazzi così distintivi della casta ?
Probabilmente per capire queste cose occorrerebbe aver vissuto esperienze di militanza politica che, a prescindere dai credi ideologici di provenienza, sono estranee, PROFONDAMENTE ESTRANEE AL TIPICO 5 STELLE. E proprio lì è la fragilità strategica del movimento, nella presuntuosa sprovvedutezza del suo idealismo.

martedì 2 aprile 2013

GIAGUARI E GATTOPARDI, LO ZOO EQUIVOCO DEL PD

Più dei Fioroni, dei Letta, dei Franceschini, dei D'Alema, delle Finocchiaro e dei Fassino che vorrebbero rinchiudere Grillo e Casaleggio o in un convento di massima sicurezza o in un manicomio del fu-KGB mi fanno paura quelli come Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana.
 
Enrico Rossi e quelli come lui NON VOGLIONO un governo con il PdL. Ma non dicono però anche che NON VOGLIONO UN SOTTOGOVERNO con il PdL, montiani e simile immondezza paragolpista.

Tutti presi (o fingendo di ) dalle manovre post-elettorali si scandalizzano che il Mov 5 Stelle abbia paura di contaminarsi con il PD....certo voler far politica ed aver paura di sporcarsi le mani è un po' come andare in guerra ed aver paura di uccidere....ma però questi "sinistri" una sola parola, una che sia una, sul SOTTOGOVERNO VERDINI-MUSSARI DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA, una sola parola ancora non l'hanno ancora detta. 
Un giudizio politico, ovviamente, che altre responsabilità son di competenza della magistratura penale.

Ma caro presidente Rossi, Siena dove si trova ? in Alsazia ? o in Toscana ? e Denis Verdini non è il ras berlusconiano della Toscana ? e Mussari, nato in Calabria, vive forse in Rondonia o in Toscana ?

Insomma la colpa è solamente di Grillo che, invece di parlare, urla sempre pd meno elle o anche (e più) di quelli come lei, finti innovatori, che evidentemente ad innovare davvero son poco propensi, e che pilatescamente, gattopardescamente tacciono sui nodi più importanti della vita economica e del sottogoverno nazionale ?

giovedì 7 marzo 2013

POCA DEMOCRAZIA INTERNA NEL MOVIMENTO 5 STELLE

E' normale ed è giusto che tutti i riflettori siano puntati sul Movimento 5 Stelle. E' normale ed è giusto che vengano avanzate critiche e perplessità. Però in tutta questa normalità e correttezza vi è una desolante mancanza di onestà intellettuale da parte di persone scioccamente faziose che non si rendono conto della gravità del momento che il paese sta attraversando.


E' la prima volta in vita mia che non ho neppure il minimo moto di simpatia per le squadre e per le magliette che si muovono nel circo della politica istituzionale e no. Quando qualcuno mi prende per "tifoso imbarazzato di Grillo" mi vien da ridere. Una cosa la dico subito, come premessa. Molte volte i filosofi (che mai hanno cercato di cambiare il mondo) ci tenevano a mostrare il distacco dalle passioni delle masse, loro che si consideravano al di sopra. Io no. Io sento e so di essere immerso nella vicenda delle masse, sono un ometto sballottato di quà e di là in un movimento furioso e senza direzione, tutti vogliono andare da qualche parte, e c'è chi mi spinge, chi mi tira, chi mi sposta. Io invece vorrei solo poter trovare un attimo di sosta, di tranquillità, per riflettere, capire, scoprire una direzione di marcia. Impossibile. Appena ti metti a parlare con qualcuno o ti urla in faccia, o altri urlano contro di me e contro di lui, oppure il vortice umano lo porta comunque lontano dalle mie orecchie…..insomma un discorso completo pare non sia possibile farlo con nessuno. In questo casino, al massimo uno sente solamente sé stesso.
Però una domandina ed alcune considerazioni di contorno si possono fare. Il Mov 5 Stelle ha problemi di democrazia interna. VERISSIMO. Ed invece, tanto per dirne una, le tre grandi confederazioni sindacali no ? Davvero i loro congressi sono improntati a criteri di rigorosa trasparenza ? Davvero tutti hanno possibilità di diventare dirigenti ? Ma davvero qualcuno pensa che siamo tutti poveri scemi ? Ed il PD ? La stessa "invenzione" delle primarie ne è una testimonianza più che tangibile…un partito che così facendo delegittima, in parte i propri organismi interni, a favore di una nebulosa legittimazione fondata su "sostenitori esterni" di incerta attendibilità….
Le elezioni non sono andate come taluni desideravano e speravano…berciano a squarciagola di democrazia ma, quando le urne dan loro torto, invece di fare autocritica, se la prendono con gli avversari, colpevoli di aver vinto.
Con questo sistema fino ad ora ha vinto solo Berlusconi. L'unico che si alza a contrastarlo è Grillo. L'unico che lo mette in seria difficoltà  è Grillo. Grillo che il piddì aveva snobbato, meglio schifato, fino al punto di coprirsi di ridicolo.
Minimo dovrebbero mostrare rispettosa umiltà, non tanto verso gli elettori che lo han votato, ma verso sé stessi, IN PRIMO LUOGO VERSO SE' STESSI, riconoscendo di aver sbagliato qualcosa, evidenziando così capacità intellettuali e morali di cui apparentemente non son dotati.
Invece…infatti…. nulla.
Solo un  ridicolo atteggiamento di sfida che certo non favorisce nessun dialogo, nessuna riconciliazione con gente con cui vi è stato un reciproco continuo scambio di insulti durante tutta la campagna elettorale.
Io sono sballottato e non so che direzione prenderà la faccenda, ma quelli che sanno tutto, se ieri mi facevan paura, oggi, in mezzo alla tragedia che si prepara, fan solo sorridere.

mercoledì 6 marzo 2013

IL NEGAZIONISMO DEL GIOVANE CALISE


 Negazionismo ? E' un termine assai forte, come FASCISMO. Ma niente pare più adeguato a chi addita (a prescindere) GLI ANTIFASCISTI  come i veri fascisti, negando l'esistenza di un vero e proprio pericolo fascista.

 
Non mi sono mai commosso troppo di fronte ad un certo antifascismo di maniera. Anzi l'ho sempre disprezzato e continuo a disprezzarlo. E come si fa a scoprire quando l'antifascismo è di maniera, esiste un rivelatore? Esiste. E' la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza.
Ogni qualvolta un politico "antifascista" alla D'Alema, alla Fornero, alla Monti, per intendersi, fa spallucce su qualcuno dei principi, tipo il ripudio della guerra, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, penso si possa parlare tranquillamente di antifascismo di facciata.
E se qualcuno di questi si mette a stracciarsi le vesti di fronte a giovani scriteriati, fino ad un certo punto incolpevoli (o comunque ASSAI MENO COLPEVOLI di traffichini e politicanti "antifascisti") che dicono di riconoscersi negli ideali fascisti, io non me la sento di prendermela principalmente con questi ragazzi. Dico fino ad un certo punto incolpevoli….infatti quando bruciano viva Jolanda Palladino, quando assassinano Walter Rossi Mario Lupo e tantissimi altri….beh allora ci troviamo di fronte a fascisti criminali. Senza SE e senza MA.
E' dal 1967 che l'Italia conosce una serie di attentati e stragi terroristiche fatti con bombe, quindi senza un obiettivo determinato, ed attentati come quelli della Uno bianca….
Prescindendo un attimino da dolore dei parenti, uguale e meritevole di rispetto, il nunmero delle vittime della lotta armata portata avanti dai gruppi di sinistra è INCOMPARABILMENTE  inferiore; a ciò va aggiunto che MAI vi furono attacchi indiscriminati. Per quanto scellerata possa essere stata la scelta delle persone da uccidere, per quanto scellerati possano essere stati i motivi che stavano dietro a tali scelte, questi gruppi attaccarono sempre (tranne che nell'unico ma terribile caso del rogo di Primavalle) obiettivi predeterminati. La sinistra armata italiana non è mai arrivata alle stragi. Questo non per rivalutare. Solamente per precisare. Ed è una stagione prevalentemente conclusa.
Che oggi di fronte al ritrovamento di veri e propri arsenali tra i componenti di Casa Pound a Napoli, di fronte alla ripresa di aggressioni razziste ed omofobe da parte di varie sette che si richiamano apertamente al fascismo, vi siano personaggi politici più o meno noti che fanno mostra di "afascismo", non mi scandalizza. Lo trovo irritante e deprimente al tempo stesso, ma frutto di un degrado della politica  e della democrazia di cui una certa sinistra è partecipe e responsabile.
Se politica e democrazia vengono ad essere identificate con le persone di intrallazzatori, faccendieri e mestafanghi varii, per di più accompagnate da fassiniane arroganze fuori tempo e fuori luogo contro gli avversari politici, non è colpa degli italiani.
Né si può imputare a gente occupata a gestire una vita precaria con l'incubo di non arrivare a fine mese la carenza di raffinate analisi politiche.
Critico ed autocritico, come compagno mi sforzo di comprendere il panorama in cui si situano certi episodi.
Ma a tutto c'è un limite. E questo limite pare a me lo abbia varcato il consigliere grillino di Milano. Innanzitutto per lo spessore della poltrona. Essere consiglieri comunali a Milano non è la stessa cosa che esserlo a Roccalucertola. Sia la visibilità che la base di selezione ne fanno una figura che va oltre l'ambito locale. La giovane età non è una scusante. Se il giovanotto si è consentito questa uscita di sapore profondamente NEGAZIONISTA e non vi è stata una levata di scudi tra elettori ed attivisti vuol dire che la porcata L'UNICO FASCISMO DI CUI BISOGNEREBBE PREOCCUPARSI OGGI IN ITALIA  E' IL FASCISMO DEGLI ANTIFASCISTI è condivisa da vertice e base.
Certo, l'ho detto prima, oggi elettori ed attivisti, di qualsivoglia gruppo critico dell'esistente sono colpiti dalla crisi, e però che c'entra "il fascismo degli antifascisti con la crisi"? Giorgio Freda e Giovanni Ventura erano per caso antifascisti ? o dove l'ha letta questa perla il giovane aspirante "Capezzone" ? (o Elio Vito o Quagliariello o Rutelli, la scelta è ampia)…Casa Pound non è un club, un bar dove si va si gioca a biliardo, quattro chiacchiere e via….è un'organizzazione politica o meglio politico-militare, a stare ai ritrovamenti di armi, ed il pericolo sarebbe "IL FASCISMO DEGLI ANTIFASCISTI" ?
In questa uscita ripugnante sta tutto il cinismo spregevole del politicante in erba che, fiutata l'aria che tira (secondo lui), la spara grossa, la più grossa di tutte fino ad oggi, consapevole della visibilità che gli deriva dalla carica e strafottente sulla responsabilità politica e morale che si assume additando gli antifascisti come vero e proprio bersaglio da colpire.
La situazione è difficilissima e risposte inconsulte vanno comunque evitate. Guai a far di un mostriciattolo simile una vittima. Certo è che però gli antifascisti gli dovranno chiedere continuamente conto di questa frase, senza violenza fisica ma senza alcun sconto politico. Se gli antifascisti gli fanno schifo il M5S di Milano deve essere schifato dagli antifascisti. La cosa ora come ora può anche non avere effetti immediati, in futuro, neppur troppo lontano non credo.

venerdì 1 marzo 2013

LE 5 STELLE RISCHIANO DI ESSERE OSCURATE DALLE NUVOLE DELLA TEMPESTA

Ascoltando ora, in differita, SERVIZIO PUBBLICO di ieri sera, mi rendo conto sempre di più come l'urgenza, la gravità, la profondità, l'immensità dei problemi del paese -da un lato- e l'impreparazione di noi come popolo a farvi fronte, DIFFICILMENTE AVRANNO, nell'immediato uno sbocco normale. Ho paura della tragedia. Sempre più paura. Grillo mi pare sempre di più un palliativo, un anestetico temporaneo.
Quando io/noi (Excanapificio) critichiamo Grillo perchè non vede le lotte sociali come strumento di cambiamento, diversi prendono questa come una critica ideologica.
Ovvero, noi del Centro siamo comunisti -alcuni perfino leninisti- e quindi non ci piacciono le elezioni, la normale democrazia parlamentare, abbiamo una visione "militante" della politica, per non dire dell'esistenza e della vita.
In questo possono esserci sicuramente anche elementi di verità, di cui faremmo bene a tenere conto. Punto.
Ma….le lotte sociali sono anche altro. Sono anche, quando sono reali, cioè quando sono portate avanti da soggetti reali, la gente che prende ndelle proprie mani i propri problemi. La gente che si mette sulle proprie spalle la fatica del proprio presente e del proprio futuro, un momento di coesione sociale dal basso, in quanto autoorganizzazione, sono anche inclusione.
Insomma Grillo, anche se a parole dice il contrario, ("la soluzione siete voi, non sono io") dà la sensazione di prendere sulle proprie spalle gli immensi problemi della maggioranza sofferente del paese. Ma la sensazione è che non abbia neppure i mezzi per iniziare ad impostarli.
Infatti qui sarà il tempo (qui decisiva sarà la velocità non i tempi lunghi) il fattore decisivo.
Se la crisi economico-sociale dovesse precipitare, fatta precipitare,lasciata precipitare un esito autoritario appare NATURALE, inevitabile….
A prezzo di un' organizzazione più efficiente della schiavizzazione del lavoro dipendente, del bavaglio ai mezzi di comunicazione e delle manette a qualsiasi forma di opposizione politica e sociale, si riuscirà a dare, all'interno ed all'estero, l' immagine di un paese che cambia nel senso dell'ordine, della produttività del lavoro, di una nuova ripresa dell'economia.
Questo tentativo autoritario non troverà/troverebbe nessuna seria opposizione nel paese, stanco, sfibrato disilluso.
Ma ovviamente i problemi non verranno risolti davvero.
Quindi la debolezza del 5 Stelle non è la debolezza rilevabile teoricamente da noi che abbiam letto tanti libri ma è un fatto pratico di cui ci potremmo accorgere (ovviamente speriamo di no) tra pochi mesi.
La lotta sociale può anche essere una forma di democrazia, di farla e di organizzarla. Di difenderla e di radicarla.

martedì 11 settembre 2012


11 Settembre 1973  
Del golpe fascista in Chile, su ordinazione USA si sa ormai quasi tutto, 
della strage delle Twin Towers dell 11 Settembre 2001 a New York
c'è ancora da scoprire moltissimo. 
Dei propri crimini all'estero le autorità americane si vantano, anche a scopo terroristico. 
I propri peccati in patria fan di tutto per occultarli. 
Naturalmente. E sarebbe stranamente democratico il contrario.


venerdì 7 settembre 2012

LA SCOPERTA DI UN TEMPO RITROVATO








Erano più o meno cinque della sera, e stavamo facendo quattro passi per la piazza principale di Poltava, Ucraina, quella dove sorge il monumento che ricorda la vittoria di Pietro I contro l'esercito svedese, nel 1709. 
La piazza è immensa anche se aiuole e parco alberato non ne fanno percepire le dimensioni effettive. 
Ad un certo punto, in uno spiazzo di generose dimensioni si sentono canti ed il suono di una fisarmonica. Vengono da alcune panchine affollate di signori e signore della quarta età, io subito penso a gente brilla, mi ero sbagliato....sono trenta, forse quaranta ed un paio scherzano tra loro prendendosi in giro come ragazzi.
Poi alcune coppie (anche di sole donne) si mettono a ballare; in un angolo due giovanotti stanno armeggiando su un amplificatore collegato ad un paio di casse dalla potenza più che adeguata alle dimensioni del luogo.
Pensavo che avrebbero danzato al suono della fisarmonica, ma non è così.
Sono canzoni assai vecchie, mi dice Galina, risalgono a qualche decina di anni prima, alcune belle, altre più dozzinali. 

La cosa meravigliosa è vedere come tutta questa gente giochi ballando. Niente di simile al "lissio" romagnolo, alla Casadei, con le sue gare, le sue performance stilistiche. Vanno e vengono....per lo più vengono; liberamente, la stragrande maggioranza dei componenti delle coppie si mescola, tranne alcuni pochissimi che fan coppia fissa.
I passanti che transitano ai margini della festa, guardano sorridendo, alcuni, altri, cosa tipicamente ucraina, passano oltre senza neppure accorgersene. Sapremo poi che la cosa va avanti da una ventina di anni, ogni sabato e domenica, così, in maniera informale. Dietro non ci sono né comitati nè partiti né parrocchie di alcun tipo...solo la voglia di stare insieme.
Ormai dopo un'oretta tra partecipanti ed altri che si limitano a guardare saranno arrivati ad essere un centinaio, forse qualcuno in più. E poi alcuni, dato l'impegno fisico, per gente in gran parte ultra settantenne, si sono allontanati, altri nuovi sono arrivati. Dalle scarpe e dai vestiti, principalmente quelli delle signore, si intuisce una certa varietà di condizioni sociali, benestanti e gente che invece se la passa meno bene. 

Tutti insieme per qualche ora a dimenticare gli affanni quotidiani per sopravvivere, gli impegni, le amarezze, a sentire la vita ed il futuro che ancora scorrono in loro e per loro. 
Anche con l'aiuto di questa cosa, la musica, di cui sto apprezzando l' immenso numero di forme con cui offre sensazioni che ti aiutano a sentirti vivo. Davvero la ricerca del futuro non ha età, per chi lo sente, per chi lo vuole.

mercoledì 4 luglio 2012

Non molte parole. 
Solamente ricordare alla mia coscienza incerta ed intorpidita che sono esistite persone come Alex Langer.
Che su questa parte della Terra hanno vissuto lottato e sperato persone come Alex.
Che ci hanno chiamato ma non li abbiamo sentiti, non li abbiamo ascoltati non abbiamo risposto a tono.
Il 3 Luglio del 1995 Alex non se la è più sentita di continuare e ha deciso di lasciarci. 
Un ricordo di lui e di noi, la lacerazione di quel che poteva essere è non è stato.

venerdì 6 aprile 2012

DOPO LA CADUTA

Non un Götterdämmerung ma piuttosto uno Scheißerdämmerung...

infatti una recentissima nota di agenzia ci informa che 

Lega, "Bossi di nuovo segretario" 
Esclusivo: intervista alla Dal Lago"

Ecco: vedete ? non poteva essere, e non è stato,

 un 25 Luglio romano, ma un sano e spassoso 

carnevale padano.


“Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”
E. Lorenz 1972

 

Noterelle veloci sulla caduta del Bossi


L’ Italia è un paese sempre più marginale ed ed emarginato. Non so se in Nuova Zelanda o in Australia, o ai confini tra Cina e Siberia (area importantissima nella geopolitica globale) si parli della caduta del Bossi e cosa se ne dica. Mi limito a fare alcune considerazioni su quel che se ne dice in Italia.


Sono coscientissimo che alla fin fine, per fortuna, son solo, O QUASI, canzonette, parole che si canticchiano per lo più, perchè il motivetto è orecchiabile ed azzeccato….
Sono ancor più consapevole che vi sono contraddizioni (e meno male !!!! guai se così non fosse…) tra quello che si pensa e si fa e quello che si canticchia….
Ma….sono anche convinto che, come dicevano gli antichi, goccia su goccia o si fa un buco nella pietra, o, se vi sono le condizioni adatte, si forma una stalagtite o una stalagmite.
Ovvero NON SEMPRE le gocce scorrono via senza lasciar conseguenze.


Proprio per questo non ho mai potuto sentire senza incavolarmi di brutto i compagni che canticchiavano le sciocchezze di Gaber sulla libertà che è partecipazione e mi parlavano di questo testo come di una canzone di protesta progressista.


Stiamo tutti insieme, partecipiamo….ma a cosa, a far che….magari “andiamo tutti insieme allo zoo comunale….”…..(canzone questultima invece assai intelligente e significativa).


La base popolare leghista è di sicuro una base ad alta intensità partecipativa. Ma partecipa a cosa e come ?


Ora che è triste e sconsolata, orfana di così grande uomo, per essere liberi (da pregiudizi faziosi, ben si intende) anche noi dovremmo partecipare, dovremmo condolerci, dolerci e soffrire con loro…questo il significato letterale della condoglianza (o condolenza che dir si voglia).


Altra cosa insopportabile è la ricerca ad ogni costo della correttezza politica. Per di più nei confronti di uno come Bossi (e la sua marmaglia). Uno che ha finto per anni di avere una laurea in medicina …e poi si stupisce e si dispiace che i figli abbian fatto altrettanto…
Uno che ha rotto il tabù dell’uso del turpiloquio nell’ufficialità politica…
Davvero in questo caso l’ipocrisia non è un omaggio che il vizio rende alla virtù, ma un segnale di complicità e di reciproca connivenza all’interno della casta.
Vendola ha toccato l’apice a PiazzaPulita del 5/4/2012 dispiacendosi e comprendendo il dolore, la sofferenza della comunità dei militanti leghisti.
Insomma io (per sentirmi a posto con la mia coscienza) dovrei dolermi del fatto che questi KKK con “poenta e osei” tremino all’idea di non poter incendiare più (nell’indifferenza della polizia) un campo di zingari, che temano di non poter più fare pattuglie padane per dar la caccia ai negri clandestini, ai rumeni che vengon qua solo per stuprare le nostre donne, agli albanesi che tutti san che gente sono….
Vorrei sapere cosa pensano di questa vendolata persone come il giovane Rudi Menin, ed i molti come lui, che si son trovati sulla linea del fuoco a difendere la civiltà contro gli incubi dei barbari, perchè i sogni di questi barbari sono brutti, orrendi….incubi veri e propri.
La correttezza politica, anche nei confronti di chi non la merita, come la canagliesca base legaiola, impone di rammentare loro che la patetica giustificazione “il capo non sapeva” è la stessa usata per difendere Stalin e Mussolini dalle accuse dei crimini commessi dalle macchine infernali approntate grazie alle loro politiche.
Correttezza politica vuole che si affronti il merito, la sostanza della politica legaiola…e la forma anche….un partito ducesco, carismatico che ululava pretendendo rispetto per la volontà popolare….un partito di democrazia diretta potremmo dire, nel senso che Bossi dirigeva ed indirizzava, secondo il buon vecchio führerprinzip, la volontà popolare (di quelli che lo stavano a sentire)….una volta ancora Niki (e quelli come lui) l’han fatta fuori dal vaso. Narrarono minchiate. Sorry.
Altra cosa sono invece le considerazioni politiche su come dove e quando le pulsioni fomentate dalla predicazione bossiana, per un verso, e dalla scandalosa inefficienza della classe dirigente italiana tutta, nessuno escluso, andranno a sfociare.
Sono d’accordo con Mentana e con altri che ci ricordano come una serie di questioni (a prescindere dalle soluzioni proposte dalla Lega) rimangano aperte e domandino una risposta.
Sono anche dell’avviso che la caduta di Bossi piuttosto che risolvere problemi potrebbe aprire scenari ancor più preoccupanti per la tenuta delle istituzioni democratiche rappresentative, già così insufficienti e fragilissime come non mai.

giovedì 5 gennaio 2012

GLI INDIFFERENTI

NOI ITALIANI SIAMO I VERI EXTRACOMUNITARI




L’assalto ed il duplice omicidio di Roma, sono in sé abbastanza gravi….ma quello che mi sconvolge è il, tutto sommato, basso profilo della reazione della gente del quartiere.
Quando nel 2007 venne assassinata e violentata la povera sig.ra Giovanna Reggiani, moglie, tra l’altro, di un ammiraglio, la reazione popolare, ancorchè fortemente sospinta dalla destra fu enorme…
Questa volta, nonostante una delle vittime sia una creatura di pochissimi mesi, un solo fiore appoggiato sul luogo del delitto.
Ancora una volta devo fare autocritica, perchè ORA sono convinto che il veleno Leghista abbia intossicato gli animi delle persone ed in profondità. Non che la gente sia divenuta di colpo attivamente razzista, e poi a Roma ladrona, figuriamoci…..ma non meno grave è il seminar dubbi “Chi sa in quali loschi traffici potrebbero essere stati coinvolti questi cinesi….” E perchè nessuno, lo dico a casaccio, ovviamente, lo ha detto a proposito del rapimento e dell’assassinio della povera Yara Gambirasio, perchè nessuno ha pensato che il business del padre imprenditore, in una zona infettata ed infestata dall ‘ndrangheta, potesse essere all’origine dell’infamia ??
A me in questo momento non mi interessa proprio niente di quello che possono scrivere o non scrivere IL TEMPO, IL MESSAGGERO, LA REPUBBLICA ecc.
Mi addolora e mi indigna l’apatia, la mancanza di compassione popolare….Cazzo!!!! e Stracazzo !!! Neppure l’assassinio di una piccina di nove o sei mesi, MA CINESE, ATTENZIONE !!!! riesce a smuovere gli animi delle ragazze dei ragazzi, un fiore un bigliettino che si sprecano a tonnellate in caso di simili accidenti quando coinvolgono vittime italiane.
Viene da rabbrividire. I politicanti sono stati, a modo loro, migliori…(ancorchè responsabilissimi in prima persona dello scempio della coscienza morale del nostro popolo) subito proclamato il lutto cittadino, E NELLA CAPITALE, si badi bene. Il sindaco, rientra precipitasamente da Buenos Aires, dove era in visita ufficiale….
Ma la gente intossicata dalla propaganda di questi cialtroni, non sente questa sciagura come una propria sciagura… non si commuove, non si emoziona. COMUNQUE ERANO CINESI.

A QUESTO PUNTO, E DOBBIAMO PRENDERNE ATTO, CON DOLORE E VERGOGNA, GLI EXTRACOMUNITARI VERI SIAMO NOI ITALIANI.

Siamo noi italiani che, lentamente, magari molti, senza neppure accorgersene, che siamo scivolati fuori dal consorzio, dalla comunità, delle persone civili, rompendo quel legame di com-passione emotiva, emozionale, sentimentale che fa sì che si sentano come proprie le altrui pene ed anche, quando ce ne sono, le altrui gioie.
Rancorosi, ignoranti, disorientati siamo pericolosi per gli altri e per noi stessi. Ora sì che c’è davvero da avere paura. Lo spread tra noi ed i popoli civili appare abissale…..

lunedì 17 ottobre 2011

about VANDALI ALIENI ED ALIENATI- Roma 15 Ottobre 2011

Sicuramente non è stato un remake di Napoli e di Genova 2001. Le elezioni sono vicine, e non saranno elezioni di normale amministrazione. NIENTE CON BERLUSCONI E’ NORMALE. Si è vista all’ opera una gestione della piazza molto più raffinata di quelle di Napoli e Genova.
Con questo non voglio additare la causa principale dello sfacelo di Roma 2011 in un complotto ma nell’intrecciarsi perverso di molte concause.
Da un lato una subcultura di stadio-borgatara-demenziale, in cui il vandalismo distruttore di chi non ha niente (o ha pochissimo) assume la forma del gioco infantile, intriso della rabbia e della disperazione di giovani adulti. 

Noi persone siamo come SALVADENARI: CI TROVI QUELLO CHE CI METTI.
Pochissimi, quasi nessuno, investe nelle borgate e nelle periferie che restano abbandonate a mafie, camorre e piccole bande autoctone. 

Ai vecchi tempi sindacato, pci, lotta continua facevano -come si usava dire- lavoro di quartiere…c’erano le lotte per le case, per le autoriduzioni delle bollette, il tentativo di innestare una razionalità ed un’etica comunitaria.
Ecco perchè GIUSTAMENTE  Alessandro V. ci posta le foto di quel che si fa "na Bahia" attraverso la rivendicazione della possibilità di imparare a leggere.
E NON E’ UN LAVORO FACILE. E’ UN LAVORO DIFFICILISSIMO CHE RICHIEDE OPERATORI CON UNA CARATURA UMANA NON COMUNE.
E questo lavoro, in mancanza di una rete di riferimento che vada al di là del localismo, può assomigliare, nell’immediato, ad una fatica di Sisifo, anche se non è vero.
Ma cari compagni nostalgici di Enrico, come tutti i nostalgici, tendete a dimenticare….il compromesso storico, prima la Bolognina dopo, secondo voi non c’entrano niente con l’Olgettina ? Proprio niente, niente ?
Quando si abbandona la CONFLITTUALITA’  in nome della LEGALITA’, di una legalità purchè sia, (qualunquismo legalitario e qualunquismo politico sciaguratamente ed infelicemente coniugati) per dimostrarsi degni di entrare nella stanza dei bottoni, da cui portare fuori cospicui bottini (anche banche, quando possibile) si abbandona, non solo una  politica orientata in senso CLASSISTA ma anche una PEDAGOGIA fondata su una antropologia classista, CHE E’ UNA ANTROPOLOGIA COMUNITARIA, ANTINDIVIDUALISTA PER ECCELLENZA. 

Una antropologia ed una pedagogia dove la ratio è sempre un "io-noi" che permette dialoghi ed interazioni.
E dove, a ragione o a torto (chi lo sa ?) vi è posto per la SPERANZA, perchè senza speranza niente PROGETTO, niente FUTURO. 

Quando KM diceva: SENZA TEORIA NIENTE PARTITO SENZA PARTITO NIENTE RIVOLUZIONE, penso parlasse anche di questo. Di un progetto, di una comunità di una speranza.
In questo kaos ordinato, o meglio, subordinato, le dinamiche, Inghilterra docet, sono al tempo stesso distruttive ed autodistruttive. 

Quelli che sembrano “alieni” sono prima di tutto degli ALIENATI nel senso marxiano del termine, sono la fase suprema (per ora) dell’alienazione, dello spossessamento di sé e di qualsiasi progettualità, futuro e speranza.
Sono il rimosso, non elaborato, che picchia fuori dalla porta delle nostre esistenze piccolo-borghesi. ASCOLTIAMOLO relazioniamoci, elaboriamo il “transfert” prima che sia troppo tardi.
Con queste premesse una gestione della piazza in chiave elettorale non era certo un’ impresa difficile per un’organizzazione come il Viminale. 

Se, poniamo, i “vandali” erano in tutto 5000, bastano anche 50 giovanotti e ragazzotte, ben addestrati, ad indirizzarne le pulsioni, aggiungendovi un’ oculata politica di non-intervento che fa mancare le forze laddove occorrerebbero, o, se “BEN” guidate, riesce a non farle intervenire. 
Infatti questa volta niente Bolzaneto, niente macelleria di massa.  
Los signori avevano bisogno che Roma fosse devastata perchè la prossima volta utile le nuove macellerie, le nuove Diaz, i nuovi Bolzaneti vengano richiesti e salutati dalle ululanti maggioranze silenziose di turno
Compagne e compagni NON UNITEVI A LORO !!!

mercoledì 10 agosto 2011

MELMA, MATERIALE REFRATTARIO, NON INFIAMMABILE

Democrazia borghese, quella inglese, e non delle migliori, classista e conservatrice, eppure in nemmeno 72 ore veniamo informati (cito da IL CORRIERE DELLA SERA) che


PERIZIA BALISTICA - La situazione si complica per la polizia dopo che la Commissione Affari Interni (Ipcc) ha accertato che Mark Duggan, il pregiudicato nero ucciso dagli agenti a Tottenham, la scintilla che ha innescato le violenze sintomo di un più diffuso malessere sociale, non ha aperto il fuoco contro gli agenti. La perizia balistica ha chiarito che il colpo di pistola rimasto incastrato nella radio di uno degli agenti è un proiettile sparato da un'arma di ordinanza della polizia.


In Italia, a 10 anni di distanza,  c'è ancora gente che parla delle armi dei black block ritrovate alla scuola Diaz di Genova, magari non tutte erano dei bb, solo alcune....e le altre ??? bohh !!! così come lo  Scalzone, sindaco di CVolturno (insieme a cronisti-canaglia) hanno farneticato a lungo, a corrente alternata, di ghanesi assassinati in una guerra tra narcotrafficanti...e questo a quasi 3 anni dalla mattanza...e vi saranno di quelli che continueranno, nonostante la sentenza di 1 grado (14 Aprile, tempi fulminei per questo paese) abbia anche applicato l'aggravante dei motivi razziali.


E le borse, in caduta libera, gli affari non sempre puliti di Piazza Affari ...non possono che avere un aspetto ancora peggiore in questo melmoso panorama che ci imbratta tutti quanti.

lunedì 11 aprile 2011

SULLE RECENTI SOLLEVAZIONI NEI PAESI ARABI- di Antonio Casolaro


Buona parte della stampa occidentale rispetto a quanto è accaduto e sta accadendo nei paesi arabi è orientata a concludere che i sommovimenti in atto hanno una origine ed una connotazione democratica.

Se ci soffermiamo a guardare quello che è avvenuto e cioè alle manifestazioni di piazza, alle richieste dei popoli contro i dittatori che da 40 anni, come alcuni, governavano i loro paesi forse quella sensazione è anche vera.

E’ chiaro però che una valutazione politica non può fermarsi alla fotografia unidimensionale di quanto è successo e succede, come nel caso del mondo arabo, ma ha bisogno di supporti ed analisi più profonde ed appropriate.

Per esempio rispetto alla cd rivoluzione dei “glicini” in Tunisia si può dire che l’evento scatenante sia stato il suicidio avvenuto il 17 dicembre dell’anno scorso a Sidi Bouzid del giovane Mohamed Bouazizi, il quale si è dato fuoco in piazza dopo il divieto della polizia a vendere frutta e verdura come ambulante.

La Tunisia è un paese molto giovane con una popolazione di circa dieci milioni e mezzo di abitanti. Secondo l’Atlante De Agostini ed.2011 quasi il 65% della popolazione tunisina ha un’età che non supera i 29 anni. Notevoli sono i flussi migratori diretti specialmente in Francia ed in Italia dove risiedono al 31/12/2009, secondo il Ministero degli affari esteri, rispettivamente 598.504 e 152.721 tunisini.

Dal punto di vista economico al PIL l’agricoltura contribuisce per il 16%, l’industria per il 28,5% e i servizi per il 55%.

Un dato importante, che ha notevolmente inciso sui moti che sono scoppiati a partire, come già è stato fatto presente prima, dal mese di dicembre 2010 e che si sono estesi per tutti i mesi di gennaio e febbraio 2011 è quello che la Tunisia è quasi privo di petrolio, A ciò va aggiunto che molti posti di lavoro dipendono da aziende straniere e che i salari sono molto bassi. Questo problema si verifica nella maggior parte dei paesi del “terzo mondo”, i quali in realtà sono stati trattati alla stregua di neo-colonie.

La Tunisia non ha mai sviluppato una economia propria . Le relazioni economiche tra le diverse parti del Nord Africa sono state distrutte a ben vedere dalla colonizzazione di fine ‘800 e dal neocolonialismo successivo all’indipendenza. In realtà tutti gli investimenti escono dal paese e nulla rimane. Il sistema economico imposto dall’imperialismo è basato sullo sfruttamento e l’impoverimento del popolo, Si può dire che la Tunisia sia un paese ricco ma con un popolo povero. Proprio rispetto a questa ultima affermazione andrebbero valutati quali sono i benefici che ricavano i tunisini dai ricavi provenienti per esempio dal fosfato di cui il paese è ricchissimo, occupando il 4° posto dei paesi produttori al mondo, o se questi ricavi siano confiscati da interessi stranieri. In ordine a ciò dall’inizio del 2008 gli abitanti del bacino minerario di Gafsa, vera e propria roccaforte operaia, hanno costruito la propria storia con una rivolta compatta e orgogliosa. L’esplosione della popolazione di Gafsa è la prova che innanzitutto e soprattutto gli interessi salvaguardati sono quelli stranieri.

La protesta operaia e dei loro familiari della regione di Gafsa è stata la conseguenza da una parte che la Compagnia dei fosfati di Gafsa, la CPG ha adottato un piano di ristrutturazione – tutto il mondo è paese ! – che ha voluto dire la riduzione del 75% degli effettivi della compagnia: da undicimila a cinquemila dipendenti e dall’altra che la regione mineraria pur producendo ricchezza non aveva alcuna infrastruttura salvo una linea ferroviaria costruita unicamente per il trasporto delle merci, insieme al fatto che la disoccupazione colpiva e colpisce il 50% dei giovani laureati e tecnici superiori. Questo dato è un tasso su scala nazionale, il che vuol dire che è ancora superiore nelle regioni considerate “di sviluppo prioritario”, tra cui vi sono la maggior parte delle regioni non costiere.

Come già osservato in precedenza la Tunisia è un paese dall’età media molto giovane. A ciò va aggiunto che il 30% dei giovani in età di fare studi superiori frequenta l’università e che il 30% dell’intera popolazione risulta regolarmente connessa ad Internet ( dati assunti da Le Monde Diplomatique di marzo 2011 pag.13).

E sono stati proprio i giovani che il 5 gennaio 2008 hanno dato inizio al movimento di lotta e di protesta nella città di Redeyef che dista 60 Km da Gafsa e 22 dalla frontiera con l’Algeria, occupando la sede regionale dell’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT) perché i risultati del concorso per le assunzioni al CPG erano stati falsati da favoritismi, nonché di aver selezionato dei candidati raccomandati da notabili e dirigenti locali. I giovani si sono uniti alle vedove dei minatori alle loro famiglie ed ai licenziati. La prima decisione assunta è stata quella di montare delle tende dinanzi alla sede della Sotto-Prefettura di Redeyef. L’adesione di tanta popolazione ha contributo ad estendere il movimento ed a renderlo generale e permanente. Per quanto il potere repressivo di Zin el Abidin Ben Ali fosse immediatamente intervenuto per stroncare sul nascere il movimento ha raggiunto e coinvolto città come Metlaoui, Mdhila e Mourales.

Va considerato pure che il potere repressivo di Ben Ali, per quanto abbia tentato di stroncare sul nascere il movimento, vietando per esempio la zona ai giornalisti stranieri, non ha potuto evitare che una squadra della Televisione “pirata” Al Hiwar Attounisi (Il Dialogo tunisino) sia riuscita a filmare le immagini della rivolta e a farla circolare. Le immagini sono state diffuse via satellite sulla rete italiana Arcoiris e sull’emittente francese France 3.

La crisi del 2008 e l’incidere delle scelte neoliberiste hanno determinato un forte aumento della disoccupazione che ha investito la giovane popolazione tunisina. Alla disoccupazione si è aggiunto l’aumento dei generi alimentari.

Rispetto agli aumenti dei prezzi dei beni alimentari va detto che già nell’aprile 2008 emerse per esempio che le quotazioni del mais e del riso avevano raggiunto quotazioni record e la Banca mondiale a commento di quanto stava accadendo concludeva che nel mondo era prevedibile che ci fossero state delle tensioni sociali per la fame.

Il fenomeno dei rincari dei beni alimentari non appariva transitorio, anzi la stessa Banca Mondiale, in un documento predisposto per gli incontri fissati nel fine settimana del 7/12 aprile 2008 a Washington tra le maggiori istituzioni finanziarie mondiali, avvertiva che i prezzi dei generi alimentari si sarebbero mantenuti alti ed in tendenza in aumento per tutto il 2008 e il 2009.

Da una lettura più attenta del documento predisposto dalla BM si apprendeva che la maggior parte dei prezzi dei prodotti alimentari, rispetto alle rilevazioni del 2004, tendevano a rincarare e ciò fino al 2015.

Secondo le Nazioni Unite i rincari però avevano iniziato la loro corsa già dal 2002, raggiungendo alla fine del 2008 la media complessiva del 65%, con un 35% nel solo anno 2008.

Robert Zoellick - presidente dal 1° luglio 2007 della BM – invitava la comunità internazionale a mobilitarsi per intervenire in modo concreto a favore delle popolazioni dei paesi che più erano esposte per il rincaro dei prezzi dei beni alimentari.
Le raccomandazioni di Zoellick non sembra che abbiano come dire sortito risultati positivi se è vero che ancora circa un miliardo di persone vive in condizioni di estrema povertà.

D’altra parte gli aumenti sono continuati così come sono aumentate le proteste e le rivolte per la fame. Infatti manifestazioni e disordini conseguenti ai rincari sono scoppiati in Africa, ma anche in America centrale e meridionale. Chi non ricorda a tale riguardo “la rivolta degli affamati” di Haiti. E la Fao attraverso il direttore Jaques Diouf aveva avvertito che era probabile lo sviluppo di disordini specialmente in quei paesi dove il 50-60% del reddito dei cittadini era destinato all’acquisto di cibo.

Appare chiaro a questo punto che le rivolte di massa, che hanno investito a partire come abbiamo visto dalla Tunisia e che si sono propagate in buona parte dei paesi arabi, segnando l’inizio del risveglio di oltre un miliardo di donne e uomini stanche ormai di vivere in funzione delle politiche e degli interessi degli imperialisti, sono la conseguenza della crisi del neoliberismo a cominciare dal paese che ha imposto tale politica ossia gli Usa.

Prima di fare un accenno ai guasti profondi causati dal monetarismo introdotto appunto dalle teorie e dalle pratiche politiche americane, appare giusto soffermarsi su di un aspetto poco trattato nelle valutazioni che sono state fatte sulle origini e sulle modalità di propagazione dei contenuti delle rivolte.

E’ stato detto che lo strumento divulgativo più usato dai giovani tunisini, ma anche dai giovani egiziani sia stato Internet. Che le reti interconnesse abbiano avuto un ruolo centrale per la diffusione e lo scambio delle notizie sugli eventi in atto nei vari territori del mediterraneo meridionale, così come in medio oriente, è un fatto inoppugnabile. Non a caso le prime misure assunte dai vari rais dei paesi in rivolta sono state quelle di bloccare gli accessi al principale mezzo di comunicazione di massa oggi esistente.

Riteniamo tuttavia che una scuola di educazione politica nei confronti specialmente dei popoli del magreb possa essere stata anche quella connessa alle rivolte delle banlieues parigine del 2005/2006. I sentimenti di disperazione diffusi, dipendenti dalla disoccupazione vasta ed intensa che preclude la possibilità d una esistenza “normale” paragonabile a quella della generazione precedente o della comunità nazionale – nel caso delle banlieues quella francese - abbiano inciso e nello stesso tempo costruito memoria. La “feccia” straniera che Sarkozy s’era inventato non era altro che la seconda o terza generazione di quegli immigrati che hanno fatto con le loro mani il capitalismo francese, lavorando nei cantieri e nelle fabbriche del paese.

E’ possibile leggere una continuità tra le esclusioni patite in Francia dai maghrebini con quelle della Tunisia soccombente e subordinata all’imperialismo francese e dei paesi europei nonché degli Usa? E’ possibile eccome.

E’ tempo di riprendere il discorso che individua nei riflessi della crisi e della globalizzazione quanto accaduto nel mondo arabo. Episodi quelli della crisi e della globalizzazione che hanno visto nell’Occidente il loro epicentro sia per quanto ha riguardato le scelte che hanno poi generato ed alimentato appunto i fenomeni in disamina. Ambedue gli eventi sono stati criticati dal “serafico” ministro dell’economia Tremonti, il quale in una sorta di novello dr.Jekyll e mr. Hyde si è distinto da una parte per la critica alla crisi ed alla globalizzazione e dall’altra per le decisioni intraprese come i tagli che hanno di fatto cancellato il welfare.

Gli Usa pur essendo stati all’origine della crisi del 2007 con lo scoppio della bolla dei subprime, hanno deciso di risolverla decidendo di portare i tassi d’interesse del denaro quasi a zero. Nello stesso tempo il Tesoro americano, attraverso il cosiddetto “quantitative easing” (letteralmente “alleggerimento quantitativo”) ha immesso una massa enorme di danaro nell’economia. Questa politica si è tradotta nell’acquisto di titoli del Tesoro per 600 miliardi di dollari da parte della Banca Centrale americana. A ciò va aggiunta la decisione di prorogare gli sgravi fiscali dell’epoca Bush per un importo di 800 miliardi di dollari.

Questa politica ha inciso sul Pil rilanciandolo fino al punto che nel IV trimestre del 2010 è aumentato del 3,2%. Nello stesso tempo i profitti delle imprese si sono incrementati del 35%, concorrendo a trascinare al rialzo le borse, specialmente Wall Street .

Il boom dei profitti e delle borse si è tradotto in una crescita drogata, la quale a ben vedere ha aggravato la crisi, generando un aumento del già gigantesco debito pubblico americano senza incidere minimamente sui livelli occupazionali.

Naturalmente data la interdipendenza che ormai lega le economie di tutto il mondo gli effetti del “quantitative easing”, manovra decisa dal governo Obama, si sono diffusi a livello mondiale a cominciare dall’aumento dell’inflazione quale prodotto della relazione tra aumento della liquidità e mercati finanziari internazionali.

Infatti lo spropositato aumento della liquidità derivata dalle operazioni accennate si è rivolta nelle attività speculative di borsa, che garantiscono profitti maggiori, anziché nelle attività produttive. Ciò anche perché l’industria manifatturiera americana rappresenta una quota del Pil sempre meno importante e soprattutto perché gli Usa non hanno nemmeno lontanamente risolto la sovrapproduzione che è alla base dello scoppio della crisi.

Ovviamente la speculazione sui contratti futures ha provocato un aumento straordinario di tutte le materie prime, molte delle quali, specialmente le cerealicole, hanno il loro centro di scambio mondiale proprio alla borsa di Chicago, ossia il centro della compravendita Usa delle materie prime. Il quantitative easing tra l’altro ha inciso sul deprezzamento del dollaro, mentre di converso ha causato l’apprezzamento delle monete di altri a cominciare dai paesi emergenti con notevolissimi danni sugli stessi.

E’ stato osservato che tra gennaio 2010 e gennaio 2011 le materie prime alimentari sono aumentate in media del 32%. Disaggregando i dati è emerso che il grano è aumentato del 62%, passando dai 177,5 dollari la tonnellata del II trimestre 2010 ai 326 dollari del gennaio scorso, mentre il frumento (riso, mais, orzo etc.) è aumentato sempre nello stesso periodo del 58,7%. Secondo la FAO se si raffrontano i prezzi 2009 con quelli di oggi l’aumento è stato del 160%.

E’ chiaro che gli aumenti dei prezzi delle materie prime alimentari hanno colpito maggiormente i paesi dove una quota notevole del reddito viene spesa per alimenti. In ordine a ciò mentre per esempio in Italia la spesa alimentare nel 2009, secondo la Cgia di Mestre, ha raggiunto il 17,5% del reddito, in Egitto viceversa rappresenta il 48,1%, in Vietnam il 65%, nello Sri Lanka il 64%, nel Madagascar il 66%, addirittura il 73% in Nigeria.

E’ evidente allora che a differenza di quanto è stato detto e diffuso attraverso i media internazionali, specialmente quelli occidentali, le esplosioni popolari e di massa, che a cominciare dalla Tunisia si sono avute nei paesi del Nord Africa ed in quelli del Medio Oriente e che ancora sono in corso non hanno riguardato come fenomeno principale la democratizzazione degli stessi. La democrazia ha rappresentato l’epifenomeno di una realtà oramai insopportabile.

La fame, la disoccupazione, il modello di sviluppo che si è affermato in questi paesi sono state le cause e le concause dei movimenti insurrezionali. Infatti se si leggono i dati Ocse si ricava che questi paesi hanno fatto registrare negli ultimi anni uno dei tassi di sviluppo maggiori del mondo. E’ evidente allora che i benefici della crescita, il boom economico senza diffusione del benessere ha aperto gli occhi alle popolazioni dei paesi del Nord Africa, dell’Egitto e quelli del medio oriente, le quali hanno verificato che la ricchezza da loro prodotta è andata solo alle imprese e alle banche straniere ed a ristrettissimi gruppi locali di rappresentanti dei capitali occidentali.

Il vero problema allora non è dipeso dal dispotismo, certo c’è stato anche quello, ma è venuto successivamente. Lo scatenamento è dipeso dall’esistenza di un sistema di rapporti economici ineguali a livello internazionale,

L’Egitto è il più popolato ed il più grande paese arabo. Secondo una stima riportata dall’Atlante De Agostini ed.2011 nel 2010 avrebbe raggiunto gli 86 milioni di abitanti. L’Egitto è il più grande importatore di grano del mondo e quindi è stato notevolmente colpito dall’aumento dei prezzi dello stesso, atteso pure che il 44% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, mentre una borghesia arrivista e avida, ha scritto non più tardi del 15 marzo Gilbert Achcar, professore alla scuola di studi orientali ed africani dell’Università di Londra, su Le Monde diplomatique, fa mostra di un lusso come quello dei potenti delle monarchie petrolifere del Golfo.

La crisi economica globale del 2008 – 2010 ha colpito i settori dai quali l’Egitto trae i maggiori ricavi e cioè quelli orientati all’esportazione – petrolio e derivati, gas naturale, ferro ed acciaio, prodotti chimici, materiale elettrico ed elettronico – e al turismo, oltre alla riduzione degli introiti derivanti dai diritti di transito nel canale di Suez. A ciò va aggiunto l’alto debito pubblico e quelli accesi con il FMI e la BM per un complessivo debito estero di 32.616 milioni di dollari alla fine del 2008. L’alto tasso di disoccupazione pur in presenza di tassi annui di sviluppo dell’ordine del 5 e 6% raggiunge il 10% della popolazione attiva. Tuttavia, tra i giovani, che costituiscono la fetta più grande della popolazione, il tasso di disoccupazione è di quasi il 35% (fonte Datastream, Credit Suisse).

Anche in Egitto, come già si è rilevato con la Tunisia, nonostante la crescita economica la distribuzione della ricchezza prodotta è ineguale, per cui la percentuale di persone che vive sotto il livello di povertà è alto. Di qui come già osservato in precedenza la constatazione che la spesa per il cibo rappresenta la voce più importante nei bilanci familiari.

L’alta percentuale di disoccupazione alimenta gli ingenti flussi migratori, i quali sono diretti soprattutto verso i paesi petroliferi arabi come l’Arabia Saudita, la Libia, l’Iraq e l’Europa.

E’ indubbio allora che piazza Tahrir, per i motivi che di seguito si rappresentano, è stata l’inizio e l’epilogo di un movimento in nuce.

Infatti già nel dicembre del 2006 gli operai della fabbrica tessile Ghazl Al-Mahallah avevano promosso un’ondata di proteste senza precedenti in tutto il paese. La determinazione mostrata dagli operai in quella lotta era pari alla forza di coinvolgimento prodotta nell’intero settore tessile. Di fatto da allora le lotte non si sono mai fermate. Da dicembre 2006 a maggio 2007 ci sono stati scioperi che hanno coinvolto migliaia di operai di altre fabbriche tessili. In particolare a Kafr el Dawwa (11.700 lavoratori), a Zelfia Textile Co. Ad Alessandria (6.000 scioperanti) ed alla fabbrica tessile di d’Abul Mukaren. Anche numerosi altri settori sono entrati in lotta: 3.000 operai in sciopero per due giorni alla industria di allevamento di pollami Cairo Poultry Co; 9.000 in un’industria molitoria a Gozeh insieme ai netturbini di questa stessa città; occupazione della Mansoura Spanish Garment Factory da parte di 300 operaie e sciopero dei trasporti del Cairo con blocco della linea il Cairo-Alessandria, sostenuto dai conducenti della metropolitana. Altre azioni di protesta ci sono state alla sede centrale delle poste, scioperi dei panettieri, nelle fabbriche di laterizi, degli impiegati del Canale di Suez, dei portuali, degli impiegati municipali, del personale ospedaliero. Eloquente a tale riguardo un comunicato emesso alla fine del mese di giungo 2007 da un sindacato americano, il quale segnalava che in Egitto nel 2006 c’erano stati 220 scioperi spontanei. Cifra largamente superata nel 2007.

Per render più chiaro il contesto nel quale agiva il movimento dei lavoratori egiziani bisogna dire che il sindacato era uno strumento dello Stato. Per esempio in risposta agli scioperi promossi dagli operai della fabbrica tessile pubblica di Ghazi Al-Mahalla il governo egiziano promise, a condizione che venissero fermate le agitazioni, di versare a ciascun dipendente l’equivalente di un mese e mezzo di paga. Ma il governo non tenne fede all’impegno versando solo in parte la somma pattuita ed a piccole rate. Questo comportamento ha rilanciò la collera operaia che decise di occupare la fabbrica. La direzione della fabbrica per tutta risposta e per rompere il movimento decretò una settimana di ferie in modo da far risultare illegale l’occupazione della fabbrica , minacciando anche l’intervento dell’esercito.

Alla fine come spesso accade tutti si rassomigliano. Infatti gli operai egiziani come tanti in altri paesi a cominciare dal nostro, nelle loro lotte hanno dovuto combattere anche contro gli esperti maestri nel sabotaggio: i sindacati. Anche in questi casi gli operai non si sono fatti manipolare. Significativo un passaggio di Liberation del 1°/1°/2007 che riportava: “Il rappresentante del sindacato ufficiale, controllato dallo Stato, venuto a chiedere ai suoi colleghi di interrompere lo sciopero, è all’ospedale, dopo essere stato pestato dagli operai in collera. Il sindacato è agli ordini dello Stato, vogliamo eleggere noi i nostri veri rappresentanti spiegano gli operai.”

Insomma se Internet è stato il tramite e l’altoparlante della rivolta democratica egiziana, il proletariato non è stato in silenzio né ha agito in modo codista, considerato pure che non ha avuto né ha un suo riferimento politico ed organizzativo.

La collocazione futuro cioè le scelte nello scacchiere mondiale dei paesi in rivolta naturalmente è il problema del futuro, con particolare o forse unico riguardo dell’Occidente a cominciare dagli USA.

La Tunisia di Abidin Ben Alì è stata un alleato fedele degli occidentali e le politiche economiche, applicate dal despota rimosso dai moti popolari, non hanno prodotto come già abbiamo visto lo sviluppo necessario affinché il paese progredisse in termini di reddito pro-capite e soprattutto di occupazione giovanile e non.

Di certo le aspirazioni delle componenti politicamente più determinate sono quelle di costruire un paese, che si affranchi dall’imperialismo americano e la manifestazione del 17 marzo tenutasi a Tunisi, in occasione della visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton, non lasciano adito ad interpretazioni diverse. I tunisini vogliono costruire il loro futuro lontani dall’egemonia americana e ovviamente della Francia e degli altri paesi occidentali.

Un’altra variabile importantissima del futuro di questi paesi sarà senz’altro quella del ruolo e dell’influenza dei Fratelli Musulmani. Questa organizzazione islamica ha sempre inteso costruire una sorta di egemonia nei confronti delle società arabe dove ha operato ed opera. Allontanata e spesso anche perseguitata come nell’Egitto di Sadat, ma anche di Mubarak ed in Algeria, è decisa a giocare un ruolo importante nelle società dei paesi arabi.



  • la collocazione dell’Egitto di Mubarak
  • i trattati sottoscritti da Mubarak con Israele
  • la nuova politica estera dei paesi arabi
  • come influiranno le componenti islamiche nei futuri assetti dei paesi arabi
  • la Libia. La conferma di Gheddafi, i nuovi contratti con la Cina, l’India, il Brasile. Il ridimensionamento del ruolo dell’Italia ?
  • I moti nel Baherein, in Sudan e in Giordania.
  • Come si muoverà Israele e gli Usa e l’Europa.