accidenti ed incidenti
martedì 2 aprile 2013
giovedì 7 marzo 2013
POCA DEMOCRAZIA INTERNA NEL MOVIMENTO 5 STELLE
E' normale ed è giusto che tutti i riflettori siano puntati sul Movimento 5 Stelle. E' normale ed è giusto che vengano avanzate critiche e perplessità. Però in tutta questa normalità e correttezza vi è una desolante mancanza di onestà intellettuale da parte di persone scioccamente faziose che non si rendono conto della gravità del momento che il paese sta attraversando.
E' la prima volta in vita mia che non ho neppure il minimo moto di simpatia per le squadre e per le magliette che si muovono nel circo della politica istituzionale e no. Quando qualcuno mi prende per "tifoso imbarazzato di Grillo" mi vien da ridere. Una cosa la dico subito, come premessa. Molte volte i filosofi (che mai hanno cercato di cambiare il mondo) ci tenevano a mostrare il distacco dalle passioni delle masse, loro che si consideravano al di sopra. Io no. Io sento e so di essere immerso nella vicenda delle masse, sono un ometto sballottato di quà e di là in un movimento furioso e senza direzione, tutti vogliono andare da qualche parte, e c'è chi mi spinge, chi mi tira, chi mi sposta. Io invece vorrei solo poter trovare un attimo di sosta, di tranquillità, per riflettere, capire, scoprire una direzione di marcia. Impossibile. Appena ti metti a parlare con qualcuno o ti urla in faccia, o altri urlano contro di me e contro di lui, oppure il vortice umano lo porta comunque lontano dalle mie orecchie…..insomma un discorso completo pare non sia possibile farlo con nessuno. In questo casino, al massimo uno sente solamente sé stesso.
Però una domandina ed alcune considerazioni di contorno si possono fare. Il Mov 5 Stelle ha problemi di democrazia interna. VERISSIMO. Ed invece, tanto per dirne una, le tre grandi confederazioni sindacali no ? Davvero i loro congressi sono improntati a criteri di rigorosa trasparenza ? Davvero tutti hanno possibilità di diventare dirigenti ? Ma davvero qualcuno pensa che siamo tutti poveri scemi ? Ed il PD ? La stessa "invenzione" delle primarie ne è una testimonianza più che tangibile…un partito che così facendo delegittima, in parte i propri organismi interni, a favore di una nebulosa legittimazione fondata su "sostenitori esterni" di incerta attendibilità….
Le elezioni non sono andate come taluni desideravano e speravano…berciano a squarciagola di democrazia ma, quando le urne dan loro torto, invece di fare autocritica, se la prendono con gli avversari, colpevoli di aver vinto.
Con questo sistema fino ad ora ha vinto solo Berlusconi. L'unico che si alza a contrastarlo è Grillo. L'unico che lo mette in seria difficoltà è Grillo. Grillo che il piddì aveva snobbato, meglio schifato, fino al punto di coprirsi di ridicolo.
Minimo dovrebbero mostrare rispettosa umiltà, non tanto verso gli elettori che lo han votato, ma verso sé stessi, IN PRIMO LUOGO VERSO SE' STESSI, riconoscendo di aver sbagliato qualcosa, evidenziando così capacità intellettuali e morali di cui apparentemente non son dotati.
Invece…infatti…. nulla.
Solo un ridicolo atteggiamento di sfida che certo non favorisce nessun dialogo, nessuna riconciliazione con gente con cui vi è stato un reciproco continuo scambio di insulti durante tutta la campagna elettorale.
Io sono sballottato e non so che direzione prenderà la faccenda, ma quelli che sanno tutto, se ieri mi facevan paura, oggi, in mezzo alla tragedia che si prepara, fan solo sorridere.
mercoledì 6 marzo 2013
IL NEGAZIONISMO DEL GIOVANE CALISE
Negazionismo ? E' un termine assai forte, come FASCISMO. Ma niente pare più adeguato a chi addita (a prescindere) GLI ANTIFASCISTI come i veri fascisti, negando l'esistenza di un vero e proprio pericolo fascista.
Non mi sono mai commosso troppo di fronte ad un certo antifascismo di maniera. Anzi l'ho sempre disprezzato e continuo a disprezzarlo. E come si fa a scoprire quando l'antifascismo è di maniera, esiste un rivelatore? Esiste. E' la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza.
Ogni qualvolta un politico "antifascista" alla D'Alema, alla Fornero, alla Monti, per intendersi, fa spallucce su qualcuno dei principi, tipo il ripudio della guerra, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, penso si possa parlare tranquillamente di antifascismo di facciata.
E se qualcuno di questi si mette a stracciarsi le vesti di fronte a giovani scriteriati, fino ad un certo punto incolpevoli (o comunque ASSAI MENO COLPEVOLI di traffichini e politicanti "antifascisti") che dicono di riconoscersi negli ideali fascisti, io non me la sento di prendermela principalmente con questi ragazzi. Dico fino ad un certo punto incolpevoli….infatti quando bruciano viva Jolanda Palladino, quando assassinano Walter Rossi Mario Lupo e tantissimi altri….beh allora ci troviamo di fronte a fascisti criminali. Senza SE e senza MA.
E' dal 1967 che l'Italia conosce una serie di attentati e stragi terroristiche fatti con bombe, quindi senza un obiettivo determinato, ed attentati come quelli della Uno bianca….
Prescindendo un attimino da dolore dei parenti, uguale e meritevole di rispetto, il nunmero delle vittime della lotta armata portata avanti dai gruppi di sinistra è INCOMPARABILMENTE inferiore; a ciò va aggiunto che MAI vi furono attacchi indiscriminati. Per quanto scellerata possa essere stata la scelta delle persone da uccidere, per quanto scellerati possano essere stati i motivi che stavano dietro a tali scelte, questi gruppi attaccarono sempre (tranne che nell'unico ma terribile caso del rogo di Primavalle) obiettivi predeterminati. La sinistra armata italiana non è mai arrivata alle stragi. Questo non per rivalutare. Solamente per precisare. Ed è una stagione prevalentemente conclusa.
Che oggi di fronte al ritrovamento di veri e propri arsenali tra i componenti di Casa Pound a Napoli, di fronte alla ripresa di aggressioni razziste ed omofobe da parte di varie sette che si richiamano apertamente al fascismo, vi siano personaggi politici più o meno noti che fanno mostra di "afascismo", non mi scandalizza. Lo trovo irritante e deprimente al tempo stesso, ma frutto di un degrado della politica e della democrazia di cui una certa sinistra è partecipe e responsabile.
Se politica e democrazia vengono ad essere identificate con le persone di intrallazzatori, faccendieri e mestafanghi varii, per di più accompagnate da fassiniane arroganze fuori tempo e fuori luogo contro gli avversari politici, non è colpa degli italiani.
Né si può imputare a gente occupata a gestire una vita precaria con l'incubo di non arrivare a fine mese la carenza di raffinate analisi politiche.
Critico ed autocritico, come compagno mi sforzo di comprendere il panorama in cui si situano certi episodi.
Ma a tutto c'è un limite. E questo limite pare a me lo abbia varcato il consigliere grillino di Milano. Innanzitutto per lo spessore della poltrona. Essere consiglieri comunali a Milano non è la stessa cosa che esserlo a Roccalucertola. Sia la visibilità che la base di selezione ne fanno una figura che va oltre l'ambito locale. La giovane età non è una scusante. Se il giovanotto si è consentito questa uscita di sapore profondamente NEGAZIONISTA e non vi è stata una levata di scudi tra elettori ed attivisti vuol dire che la porcata L'UNICO FASCISMO DI CUI BISOGNEREBBE PREOCCUPARSI OGGI IN ITALIA E' IL FASCISMO DEGLI ANTIFASCISTI è condivisa da vertice e base.
Certo, l'ho detto prima, oggi elettori ed attivisti, di qualsivoglia gruppo critico dell'esistente sono colpiti dalla crisi, e però che c'entra "il fascismo degli antifascisti con la crisi"? Giorgio Freda e Giovanni Ventura erano per caso antifascisti ? o dove l'ha letta questa perla il giovane aspirante "Capezzone" ? (o Elio Vito o Quagliariello o Rutelli, la scelta è ampia)…Casa Pound non è un club, un bar dove si va si gioca a biliardo, quattro chiacchiere e via….è un'organizzazione politica o meglio politico-militare, a stare ai ritrovamenti di armi, ed il pericolo sarebbe "IL FASCISMO DEGLI ANTIFASCISTI" ?
In questa uscita ripugnante sta tutto il cinismo spregevole del politicante in erba che, fiutata l'aria che tira (secondo lui), la spara grossa, la più grossa di tutte fino ad oggi, consapevole della visibilità che gli deriva dalla carica e strafottente sulla responsabilità politica e morale che si assume additando gli antifascisti come vero e proprio bersaglio da colpire.
La situazione è difficilissima e risposte inconsulte vanno comunque evitate. Guai a far di un mostriciattolo simile una vittima. Certo è che però gli antifascisti gli dovranno chiedere continuamente conto di questa frase, senza violenza fisica ma senza alcun sconto politico. Se gli antifascisti gli fanno schifo il M5S di Milano deve essere schifato dagli antifascisti. La cosa ora come ora può anche non avere effetti immediati, in futuro, neppur troppo lontano non credo.
venerdì 1 marzo 2013
LE 5 STELLE RISCHIANO DI ESSERE OSCURATE DALLE NUVOLE DELLA TEMPESTA
Ascoltando ora, in differita, SERVIZIO PUBBLICO di ieri sera, mi rendo conto sempre di più come l'urgenza, la gravità, la profondità, l'immensità dei problemi del paese -da un lato- e l'impreparazione di noi come popolo a farvi fronte, DIFFICILMENTE AVRANNO, nell'immediato uno sbocco normale. Ho paura della tragedia. Sempre più paura. Grillo mi pare sempre di più un palliativo, un anestetico temporaneo.
Quando io/noi (Excanapificio) critichiamo Grillo perchè non vede le lotte sociali come strumento di cambiamento, diversi prendono questa come una critica ideologica.
Ovvero, noi del Centro siamo comunisti -alcuni perfino leninisti- e quindi non ci piacciono le elezioni, la normale democrazia parlamentare, abbiamo una visione "militante" della politica, per non dire dell'esistenza e della vita.
In questo possono esserci sicuramente anche elementi di verità, di cui faremmo bene a tenere conto. Punto.
Ma….le lotte sociali sono anche altro. Sono anche, quando sono reali, cioè quando sono portate avanti da soggetti reali, la gente che prende ndelle proprie mani i propri problemi. La gente che si mette sulle proprie spalle la fatica del proprio presente e del proprio futuro, un momento di coesione sociale dal basso, in quanto autoorganizzazione, sono anche inclusione.
Insomma Grillo, anche se a parole dice il contrario, ("la soluzione siete voi, non sono io") dà la sensazione di prendere sulle proprie spalle gli immensi problemi della maggioranza sofferente del paese. Ma la sensazione è che non abbia neppure i mezzi per iniziare ad impostarli.
Infatti qui sarà il tempo (qui decisiva sarà la velocità non i tempi lunghi) il fattore decisivo.
Se la crisi economico-sociale dovesse precipitare, fatta precipitare,lasciata precipitare un esito autoritario appare NATURALE, inevitabile….
A prezzo di un' organizzazione più efficiente della schiavizzazione del lavoro dipendente, del bavaglio ai mezzi di comunicazione e delle manette a qualsiasi forma di opposizione politica e sociale, si riuscirà a dare, all'interno ed all'estero, l' immagine di un paese che cambia nel senso dell'ordine, della produttività del lavoro, di una nuova ripresa dell'economia.
Questo tentativo autoritario non troverà/troverebbe nessuna seria opposizione nel paese, stanco, sfibrato disilluso.
Ma ovviamente i problemi non verranno risolti davvero.
Quindi la debolezza del 5 Stelle non è la debolezza rilevabile teoricamente da noi che abbiam letto tanti libri ma è un fatto pratico di cui ci potremmo accorgere (ovviamente speriamo di no) tra pochi mesi.
La lotta sociale può anche essere una forma di democrazia, di farla e di organizzarla. Di difenderla e di radicarla.
Quando io/noi (Excanapificio) critichiamo Grillo perchè non vede le lotte sociali come strumento di cambiamento, diversi prendono questa come una critica ideologica.
Ovvero, noi del Centro siamo comunisti -alcuni perfino leninisti- e quindi non ci piacciono le elezioni, la normale democrazia parlamentare, abbiamo una visione "militante" della politica, per non dire dell'esistenza e della vita.
In questo possono esserci sicuramente anche elementi di verità, di cui faremmo bene a tenere conto. Punto.
Ma….le lotte sociali sono anche altro. Sono anche, quando sono reali, cioè quando sono portate avanti da soggetti reali, la gente che prende ndelle proprie mani i propri problemi. La gente che si mette sulle proprie spalle la fatica del proprio presente e del proprio futuro, un momento di coesione sociale dal basso, in quanto autoorganizzazione, sono anche inclusione.
Insomma Grillo, anche se a parole dice il contrario, ("la soluzione siete voi, non sono io") dà la sensazione di prendere sulle proprie spalle gli immensi problemi della maggioranza sofferente del paese. Ma la sensazione è che non abbia neppure i mezzi per iniziare ad impostarli.
Infatti qui sarà il tempo (qui decisiva sarà la velocità non i tempi lunghi) il fattore decisivo.
Se la crisi economico-sociale dovesse precipitare, fatta precipitare,lasciata precipitare un esito autoritario appare NATURALE, inevitabile….
A prezzo di un' organizzazione più efficiente della schiavizzazione del lavoro dipendente, del bavaglio ai mezzi di comunicazione e delle manette a qualsiasi forma di opposizione politica e sociale, si riuscirà a dare, all'interno ed all'estero, l' immagine di un paese che cambia nel senso dell'ordine, della produttività del lavoro, di una nuova ripresa dell'economia.
Questo tentativo autoritario non troverà/troverebbe nessuna seria opposizione nel paese, stanco, sfibrato disilluso.
Ma ovviamente i problemi non verranno risolti davvero.
Quindi la debolezza del 5 Stelle non è la debolezza rilevabile teoricamente da noi che abbiam letto tanti libri ma è un fatto pratico di cui ci potremmo accorgere (ovviamente speriamo di no) tra pochi mesi.
La lotta sociale può anche essere una forma di democrazia, di farla e di organizzarla. Di difenderla e di radicarla.
martedì 11 dicembre 2012
Alcuni dati (dal CIA world Fact Book)
martedì 11 settembre 2012
11 Settembre 1973
Del golpe fascista in Chile, su ordinazione USA si sa ormai quasi tutto,
della strage delle Twin Towers dell 11 Settembre 2001 a New York
c'è ancora da scoprire moltissimo.
Dei propri crimini all'estero le autorità americane si vantano, anche a scopo terroristico.
I propri peccati in patria fan di tutto per occultarli.
Naturalmente. E sarebbe stranamente democratico il contrario.
venerdì 7 settembre 2012
LA SCOPERTA DI UN TEMPO RITROVATO
Erano più o meno cinque della sera, e stavamo facendo quattro passi per la piazza principale di Poltava, Ucraina, quella dove sorge il monumento che ricorda la vittoria di Pietro I contro l'esercito svedese, nel 1709.
La piazza è immensa anche se aiuole e parco alberato non ne fanno percepire le dimensioni effettive.
Ad un certo punto, in uno spiazzo di generose dimensioni si sentono canti ed il suono di una fisarmonica. Vengono da alcune panchine affollate di signori e signore della quarta età, io subito penso a gente brilla, mi ero sbagliato....sono trenta, forse quaranta ed un paio scherzano tra loro prendendosi in giro come ragazzi.
Poi alcune coppie (anche di sole donne) si mettono a ballare; in un angolo due giovanotti stanno armeggiando su un amplificatore collegato ad un paio di casse dalla potenza più che adeguata alle dimensioni del luogo.
Pensavo che avrebbero danzato al suono della fisarmonica, ma non è così.
Sono canzoni assai vecchie, mi dice Galina, risalgono a qualche decina di anni prima, alcune belle, altre più dozzinali.
La cosa meravigliosa è vedere come tutta questa gente giochi ballando. Niente di simile al "lissio" romagnolo, alla Casadei, con le sue gare, le sue performance stilistiche. Vanno e vengono....per lo più vengono; liberamente, la stragrande maggioranza dei componenti delle coppie si mescola, tranne alcuni pochissimi che fan coppia fissa.
I passanti che transitano ai margini della festa, guardano sorridendo, alcuni, altri, cosa tipicamente ucraina, passano oltre senza neppure accorgersene. Sapremo poi che la cosa va avanti da una ventina di anni, ogni sabato e domenica, così, in maniera informale. Dietro non ci sono né comitati nè partiti né parrocchie di alcun tipo...solo la voglia di stare insieme.
Ormai dopo un'oretta tra partecipanti ed altri che si limitano a guardare saranno arrivati ad essere un centinaio, forse qualcuno in più. E poi alcuni, dato l'impegno fisico, per gente in gran parte ultra settantenne, si sono allontanati, altri nuovi sono arrivati. Dalle scarpe e dai vestiti, principalmente quelli delle signore, si intuisce una certa varietà di condizioni sociali, benestanti e gente che invece se la passa meno bene.
Tutti insieme per qualche ora a dimenticare gli affanni quotidiani per sopravvivere, gli impegni, le amarezze, a sentire la vita ed il futuro che ancora scorrono in loro e per loro.
Anche con l'aiuto di questa cosa, la musica, di cui sto apprezzando l' immenso numero di forme con cui offre sensazioni che ti aiutano a sentirti vivo. Davvero la ricerca del futuro non ha età, per chi lo sente, per chi lo vuole.
mercoledì 4 luglio 2012
Non molte parole.
Solamente ricordare alla mia coscienza incerta ed intorpidita che sono esistite persone come Alex Langer.
Che su questa parte della Terra hanno vissuto lottato e sperato persone come Alex.
Che ci hanno chiamato ma non li abbiamo sentiti, non li abbiamo ascoltati non abbiamo risposto a tono.
Il 3 Luglio del 1995 Alex non se la è più sentita di continuare e ha deciso di lasciarci.
Un ricordo di lui e di noi, la lacerazione di quel che poteva essere è non è stato.
domenica 6 maggio 2012
NON SARA' UNA VITTORIA...MA ALMENO E' UNA NON-SCONFITTA, DOPO TANTE BOTTE
GODIAMOCELA !!!!
venerdì 6 aprile 2012
DOPO LA CADUTA
Non un Götterdämmerung ma piuttosto uno Scheißerdämmerung...
infatti una recentissima nota di agenzia ci informa che
Lega, "Bossi di nuovo segretario" Esclusivo: intervista alla Dal Lago"
Ecco: vedete ? non poteva essere, e non è stato,
un 25 Luglio romano, ma un sano e spassoso
carnevale padano.
“Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”
E. Lorenz 1972
Noterelle veloci sulla caduta del Bossi
Sono coscientissimo che alla fin fine, per fortuna, son solo, O QUASI, canzonette, parole che si canticchiano per lo più, perchè il motivetto è orecchiabile ed azzeccato….
Sono ancor più consapevole che vi sono contraddizioni (e meno male !!!! guai se così non fosse…) tra quello che si pensa e si fa e quello che si canticchia….
Ma….sono anche convinto che, come dicevano gli antichi, goccia su goccia o si fa un buco nella pietra, o, se vi sono le condizioni adatte, si forma una stalagtite o una stalagmite.
Ovvero NON SEMPRE le gocce scorrono via senza lasciar conseguenze.
Proprio per questo non ho mai potuto sentire senza incavolarmi di brutto i compagni che canticchiavano le sciocchezze di Gaber sulla libertà che è partecipazione e mi parlavano di questo testo come di una canzone di protesta progressista.
Stiamo tutti insieme, partecipiamo….ma a cosa, a far che….magari “andiamo tutti insieme allo zoo comunale….”…..(canzone questultima invece assai intelligente e significativa).
La base popolare leghista è di sicuro una base ad alta intensità partecipativa. Ma partecipa a cosa e come ?
Ora che è triste e sconsolata, orfana di così grande uomo, per essere liberi (da pregiudizi faziosi, ben si intende) anche noi dovremmo partecipare, dovremmo condolerci, dolerci e soffrire con loro…questo il significato letterale della condoglianza (o condolenza che dir si voglia).
Altra cosa insopportabile è la ricerca ad ogni costo della correttezza politica. Per di più nei confronti di uno come Bossi (e la sua marmaglia). Uno che ha finto per anni di avere una laurea in medicina …e poi si stupisce e si dispiace che i figli abbian fatto altrettanto…
Uno che ha rotto il tabù dell’uso del turpiloquio nell’ufficialità politica…
Davvero in questo caso l’ipocrisia non è un omaggio che il vizio rende alla virtù, ma un segnale di complicità e di reciproca connivenza all’interno della casta.
Vendola ha toccato l’apice a PiazzaPulita del 5/4/2012 dispiacendosi e comprendendo il dolore, la sofferenza della comunità dei militanti leghisti.
Insomma io (per sentirmi a posto con la mia coscienza) dovrei dolermi del fatto che questi KKK con “poenta e osei” tremino all’idea di non poter incendiare più (nell’indifferenza della polizia) un campo di zingari, che temano di non poter più fare pattuglie padane per dar la caccia ai negri clandestini, ai rumeni che vengon qua solo per stuprare le nostre donne, agli albanesi che tutti san che gente sono….
Vorrei sapere cosa pensano di questa vendolata persone come il giovane Rudi Menin, ed i molti come lui, che si son trovati sulla linea del fuoco a difendere la civiltà contro gli incubi dei barbari, perchè i sogni di questi barbari sono brutti, orrendi….incubi veri e propri.
La correttezza politica, anche nei confronti di chi non la merita, come la canagliesca base legaiola, impone di rammentare loro che la patetica giustificazione “il capo non sapeva” è la stessa usata per difendere Stalin e Mussolini dalle accuse dei crimini commessi dalle macchine infernali approntate grazie alle loro politiche.
Correttezza politica vuole che si affronti il merito, la sostanza della politica legaiola…e la forma anche….un partito ducesco, carismatico che ululava pretendendo rispetto per la volontà popolare….un partito di democrazia diretta potremmo dire, nel senso che Bossi dirigeva ed indirizzava, secondo il buon vecchio führerprinzip, la volontà popolare (di quelli che lo stavano a sentire)….una volta ancora Niki (e quelli come lui) l’han fatta fuori dal vaso. Narrarono minchiate. Sorry.
Altra cosa sono invece le considerazioni politiche su come dove e quando le pulsioni fomentate dalla predicazione bossiana, per un verso, e dalla scandalosa inefficienza della classe dirigente italiana tutta, nessuno escluso, andranno a sfociare.
Sono d’accordo con Mentana e con altri che ci ricordano come una serie di questioni (a prescindere dalle soluzioni proposte dalla Lega) rimangano aperte e domandino una risposta.
Sono anche dell’avviso che la caduta di Bossi piuttosto che risolvere problemi potrebbe aprire scenari ancor più preoccupanti per la tenuta delle istituzioni democratiche rappresentative, già così insufficienti e fragilissime come non mai.
giovedì 5 gennaio 2012
GLI INDIFFERENTI
NOI ITALIANI SIAMO I VERI EXTRACOMUNITARI
L’assalto ed il duplice omicidio di Roma, sono in sé abbastanza gravi….ma quello che mi sconvolge è il, tutto sommato, basso profilo della reazione della gente del quartiere.
Quando nel 2007 venne assassinata e violentata la povera sig.ra Giovanna Reggiani, moglie, tra l’altro, di un ammiraglio, la reazione popolare, ancorchè fortemente sospinta dalla destra fu enorme…
Questa volta, nonostante una delle vittime sia una creatura di pochissimi mesi, un solo fiore appoggiato sul luogo del delitto.
Ancora una volta devo fare autocritica, perchè ORA sono convinto che il veleno Leghista abbia intossicato gli animi delle persone ed in profondità. Non che la gente sia divenuta di colpo attivamente razzista, e poi a Roma ladrona, figuriamoci…..ma non meno grave è il seminar dubbi “Chi sa in quali loschi traffici potrebbero essere stati coinvolti questi cinesi….” E perchè nessuno, lo dico a casaccio, ovviamente, lo ha detto a proposito del rapimento e dell’assassinio della povera Yara Gambirasio, perchè nessuno ha pensato che il business del padre imprenditore, in una zona infettata ed infestata dall ‘ndrangheta, potesse essere all’origine dell’infamia ??
A me in questo momento non mi interessa proprio niente di quello che possono scrivere o non scrivere IL TEMPO, IL MESSAGGERO, LA REPUBBLICA ecc.
Mi addolora e mi indigna l’apatia, la mancanza di compassione popolare….Cazzo!!!! e Stracazzo !!! Neppure l’assassinio di una piccina di nove o sei mesi, MA CINESE, ATTENZIONE !!!! riesce a smuovere gli animi delle ragazze dei ragazzi, un fiore un bigliettino che si sprecano a tonnellate in caso di simili accidenti quando coinvolgono vittime italiane.
Viene da rabbrividire. I politicanti sono stati, a modo loro, migliori…(ancorchè responsabilissimi in prima persona dello scempio della coscienza morale del nostro popolo) subito proclamato il lutto cittadino, E NELLA CAPITALE, si badi bene. Il sindaco, rientra precipitasamente da Buenos Aires, dove era in visita ufficiale….
Ma la gente intossicata dalla propaganda di questi cialtroni, non sente questa sciagura come una propria sciagura… non si commuove, non si emoziona. COMUNQUE ERANO CINESI.
A QUESTO PUNTO, E DOBBIAMO PRENDERNE ATTO, CON DOLORE E VERGOGNA, GLI EXTRACOMUNITARI VERI SIAMO NOI ITALIANI.
Siamo noi italiani che, lentamente, magari molti, senza neppure accorgersene, che siamo scivolati fuori dal consorzio, dalla comunità, delle persone civili, rompendo quel legame di com-passione emotiva, emozionale, sentimentale che fa sì che si sentano come proprie le altrui pene ed anche, quando ce ne sono, le altrui gioie.
Rancorosi, ignoranti, disorientati siamo pericolosi per gli altri e per noi stessi. Ora sì che c’è davvero da avere paura. Lo spread tra noi ed i popoli civili appare abissale…..
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lunedì 17 ottobre 2011
about VANDALI ALIENI ED ALIENATI- Roma 15 Ottobre 2011
Sicuramente non è stato un remake di Napoli e di Genova 2001. Le elezioni sono vicine, e non saranno elezioni di normale amministrazione. NIENTE CON BERLUSCONI E’ NORMALE. Si è vista all’ opera una gestione della piazza molto più raffinata di quelle di Napoli e Genova.
Con questo non voglio additare la causa principale dello sfacelo di Roma 2011 in un complotto ma nell’intrecciarsi perverso di molte concause.
Da un lato una subcultura di stadio-borgatara-demenziale, in cui il vandalismo distruttore di chi non ha niente (o ha pochissimo) assume la forma del gioco infantile, intriso della rabbia e della disperazione di giovani adulti.
Noi persone siamo come SALVADENARI: CI TROVI QUELLO CHE CI METTI.
Pochissimi, quasi nessuno, investe nelle borgate e nelle periferie che restano abbandonate a mafie, camorre e piccole bande autoctone.
Ai vecchi tempi sindacato, pci, lotta continua facevano -come si usava dire- lavoro di quartiere…c’erano le lotte per le case, per le autoriduzioni delle bollette, il tentativo di innestare una razionalità ed un’etica comunitaria.
Ecco perchè GIUSTAMENTE Alessandro V. ci posta le foto di quel che si fa "na Bahia" attraverso la rivendicazione della possibilità di imparare a leggere.
E NON E’ UN LAVORO FACILE. E’ UN LAVORO DIFFICILISSIMO CHE RICHIEDE OPERATORI CON UNA CARATURA UMANA NON COMUNE.
E questo lavoro, in mancanza di una rete di riferimento che vada al di là del localismo, può assomigliare, nell’immediato, ad una fatica di Sisifo, anche se non è vero.
Ma cari compagni nostalgici di Enrico, come tutti i nostalgici, tendete a dimenticare….il compromesso storico, prima la Bolognina dopo, secondo voi non c’entrano niente con l’Olgettina ? Proprio niente, niente ?
Quando si abbandona la CONFLITTUALITA’ in nome della LEGALITA’, di una legalità purchè sia, (qualunquismo legalitario e qualunquismo politico sciaguratamente ed infelicemente coniugati) per dimostrarsi degni di entrare nella stanza dei bottoni, da cui portare fuori cospicui bottini (anche banche, quando possibile) si abbandona, non solo una politica orientata in senso CLASSISTA ma anche una PEDAGOGIA fondata su una antropologia classista, CHE E’ UNA ANTROPOLOGIA COMUNITARIA, ANTINDIVIDUALISTA PER ECCELLENZA.
Una antropologia ed una pedagogia dove la ratio è sempre un "io-noi" che permette dialoghi ed interazioni.
E dove, a ragione o a torto (chi lo sa ?) vi è posto per la SPERANZA, perchè senza speranza niente PROGETTO, niente FUTURO.
Quando KM diceva: SENZA TEORIA NIENTE PARTITO SENZA PARTITO NIENTE RIVOLUZIONE, penso parlasse anche di questo. Di un progetto, di una comunità di una speranza.
In questo kaos ordinato, o meglio, subordinato, le dinamiche, Inghilterra docet, sono al tempo stesso distruttive ed autodistruttive.
Quelli che sembrano “alieni” sono prima di tutto degli ALIENATI nel senso marxiano del termine, sono la fase suprema (per ora) dell’alienazione, dello spossessamento di sé e di qualsiasi progettualità, futuro e speranza.
Sono il rimosso, non elaborato, che picchia fuori dalla porta delle nostre esistenze piccolo-borghesi. ASCOLTIAMOLO relazioniamoci, elaboriamo il “transfert” prima che sia troppo tardi.
Con queste premesse una gestione della piazza in chiave elettorale non era certo un’ impresa difficile per un’organizzazione come il Viminale.
Se, poniamo, i “vandali” erano in tutto 5000, bastano anche 50 giovanotti e ragazzotte, ben addestrati, ad indirizzarne le pulsioni, aggiungendovi un’ oculata politica di non-intervento che fa mancare le forze laddove occorrerebbero, o, se “BEN” guidate, riesce a non farle intervenire.
Infatti questa volta niente Bolzaneto, niente macelleria di massa.
Los signori avevano bisogno che Roma fosse devastata perchè la prossima volta utile le nuove macellerie, le nuove Diaz, i nuovi Bolzaneti vengano richiesti e salutati dalle ululanti maggioranze silenziose di turno.
Compagne e compagni NON UNITEVI A LORO !!!
Con questo non voglio additare la causa principale dello sfacelo di Roma 2011 in un complotto ma nell’intrecciarsi perverso di molte concause.
Da un lato una subcultura di stadio-borgatara-demenziale, in cui il vandalismo distruttore di chi non ha niente (o ha pochissimo) assume la forma del gioco infantile, intriso della rabbia e della disperazione di giovani adulti.
Noi persone siamo come SALVADENARI: CI TROVI QUELLO CHE CI METTI.
Pochissimi, quasi nessuno, investe nelle borgate e nelle periferie che restano abbandonate a mafie, camorre e piccole bande autoctone.
Ai vecchi tempi sindacato, pci, lotta continua facevano -come si usava dire- lavoro di quartiere…c’erano le lotte per le case, per le autoriduzioni delle bollette, il tentativo di innestare una razionalità ed un’etica comunitaria.
Ecco perchè GIUSTAMENTE Alessandro V. ci posta le foto di quel che si fa "na Bahia" attraverso la rivendicazione della possibilità di imparare a leggere.
E NON E’ UN LAVORO FACILE. E’ UN LAVORO DIFFICILISSIMO CHE RICHIEDE OPERATORI CON UNA CARATURA UMANA NON COMUNE.
E questo lavoro, in mancanza di una rete di riferimento che vada al di là del localismo, può assomigliare, nell’immediato, ad una fatica di Sisifo, anche se non è vero.
Ma cari compagni nostalgici di Enrico, come tutti i nostalgici, tendete a dimenticare….il compromesso storico, prima la Bolognina dopo, secondo voi non c’entrano niente con l’Olgettina ? Proprio niente, niente ?
Quando si abbandona la CONFLITTUALITA’ in nome della LEGALITA’, di una legalità purchè sia, (qualunquismo legalitario e qualunquismo politico sciaguratamente ed infelicemente coniugati) per dimostrarsi degni di entrare nella stanza dei bottoni, da cui portare fuori cospicui bottini (anche banche, quando possibile) si abbandona, non solo una politica orientata in senso CLASSISTA ma anche una PEDAGOGIA fondata su una antropologia classista, CHE E’ UNA ANTROPOLOGIA COMUNITARIA, ANTINDIVIDUALISTA PER ECCELLENZA.
Una antropologia ed una pedagogia dove la ratio è sempre un "io-noi" che permette dialoghi ed interazioni.
E dove, a ragione o a torto (chi lo sa ?) vi è posto per la SPERANZA, perchè senza speranza niente PROGETTO, niente FUTURO.
Quando KM diceva: SENZA TEORIA NIENTE PARTITO SENZA PARTITO NIENTE RIVOLUZIONE, penso parlasse anche di questo. Di un progetto, di una comunità di una speranza.
In questo kaos ordinato, o meglio, subordinato, le dinamiche, Inghilterra docet, sono al tempo stesso distruttive ed autodistruttive.
Quelli che sembrano “alieni” sono prima di tutto degli ALIENATI nel senso marxiano del termine, sono la fase suprema (per ora) dell’alienazione, dello spossessamento di sé e di qualsiasi progettualità, futuro e speranza.
Sono il rimosso, non elaborato, che picchia fuori dalla porta delle nostre esistenze piccolo-borghesi. ASCOLTIAMOLO relazioniamoci, elaboriamo il “transfert” prima che sia troppo tardi.
Con queste premesse una gestione della piazza in chiave elettorale non era certo un’ impresa difficile per un’organizzazione come il Viminale.
Se, poniamo, i “vandali” erano in tutto 5000, bastano anche 50 giovanotti e ragazzotte, ben addestrati, ad indirizzarne le pulsioni, aggiungendovi un’ oculata politica di non-intervento che fa mancare le forze laddove occorrerebbero, o, se “BEN” guidate, riesce a non farle intervenire.
Infatti questa volta niente Bolzaneto, niente macelleria di massa.
Los signori avevano bisogno che Roma fosse devastata perchè la prossima volta utile le nuove macellerie, le nuove Diaz, i nuovi Bolzaneti vengano richiesti e salutati dalle ululanti maggioranze silenziose di turno.
Compagne e compagni NON UNITEVI A LORO !!!
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mercoledì 10 agosto 2011
MELMA, MATERIALE REFRATTARIO, NON INFIAMMABILE
Democrazia borghese, quella inglese, e non delle migliori, classista e conservatrice, eppure in nemmeno 72 ore veniamo informati (cito da IL CORRIERE DELLA SERA) che
PERIZIA BALISTICA - La situazione si complica per la polizia dopo che la Commissione Affari Interni (Ipcc) ha accertato che Mark Duggan, il pregiudicato nero ucciso dagli agenti a Tottenham, la scintilla che ha innescato le violenze sintomo di un più diffuso malessere sociale, non ha aperto il fuoco contro gli agenti. La perizia balistica ha chiarito che il colpo di pistola rimasto incastrato nella radio di uno degli agenti è un proiettile sparato da un'arma di ordinanza della polizia.
In Italia, a 10 anni di distanza, c'è ancora gente che parla delle armi dei black block ritrovate alla scuola Diaz di Genova, magari non tutte erano dei bb, solo alcune....e le altre ??? bohh !!! così come lo Scalzone, sindaco di CVolturno (insieme a cronisti-canaglia) hanno farneticato a lungo, a corrente alternata, di ghanesi assassinati in una guerra tra narcotrafficanti...e questo a quasi 3 anni dalla mattanza...e vi saranno di quelli che continueranno, nonostante la sentenza di 1 grado (14 Aprile, tempi fulminei per questo paese) abbia anche applicato l'aggravante dei motivi razziali.
E le borse, in caduta libera, gli affari non sempre puliti di Piazza Affari ...non possono che avere un aspetto ancora peggiore in questo melmoso panorama che ci imbratta tutti quanti.
PERIZIA BALISTICA - La situazione si complica per la polizia dopo che la Commissione Affari Interni (Ipcc) ha accertato che Mark Duggan, il pregiudicato nero ucciso dagli agenti a Tottenham, la scintilla che ha innescato le violenze sintomo di un più diffuso malessere sociale, non ha aperto il fuoco contro gli agenti. La perizia balistica ha chiarito che il colpo di pistola rimasto incastrato nella radio di uno degli agenti è un proiettile sparato da un'arma di ordinanza della polizia.
In Italia, a 10 anni di distanza, c'è ancora gente che parla delle armi dei black block ritrovate alla scuola Diaz di Genova, magari non tutte erano dei bb, solo alcune....e le altre ??? bohh !!! così come lo Scalzone, sindaco di CVolturno (insieme a cronisti-canaglia) hanno farneticato a lungo, a corrente alternata, di ghanesi assassinati in una guerra tra narcotrafficanti...e questo a quasi 3 anni dalla mattanza...e vi saranno di quelli che continueranno, nonostante la sentenza di 1 grado (14 Aprile, tempi fulminei per questo paese) abbia anche applicato l'aggravante dei motivi razziali.
E le borse, in caduta libera, gli affari non sempre puliti di Piazza Affari ...non possono che avere un aspetto ancora peggiore in questo melmoso panorama che ci imbratta tutti quanti.
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lunedì 11 aprile 2011
SULLE RECENTI SOLLEVAZIONI NEI PAESI ARABI- di Antonio Casolaro
Buona parte della stampa occidentale rispetto a quanto è accaduto e sta accadendo nei paesi arabi è orientata a concludere che i sommovimenti in atto hanno una origine ed una connotazione democratica.
Se ci soffermiamo a guardare quello che è avvenuto e cioè alle manifestazioni di piazza, alle richieste dei popoli contro i dittatori che da 40 anni, come alcuni, governavano i loro paesi forse quella sensazione è anche vera.
E’ chiaro però che una valutazione politica non può fermarsi alla fotografia unidimensionale di quanto è successo e succede, come nel caso del mondo arabo, ma ha bisogno di supporti ed analisi più profonde ed appropriate.
Per esempio rispetto alla cd rivoluzione dei “glicini” in Tunisia si può dire che l’evento scatenante sia stato il suicidio avvenuto il 17 dicembre dell’anno scorso a Sidi Bouzid del giovane Mohamed Bouazizi, il quale si è dato fuoco in piazza dopo il divieto della polizia a vendere frutta e verdura come ambulante.
La Tunisia è un paese molto giovane con una popolazione di circa dieci milioni e mezzo di abitanti. Secondo l’Atlante De Agostini ed.2011 quasi il 65% della popolazione tunisina ha un’età che non supera i 29 anni. Notevoli sono i flussi migratori diretti specialmente in Francia ed in Italia dove risiedono al 31/12/2009, secondo il Ministero degli affari esteri, rispettivamente 598.504 e 152.721 tunisini.
Dal punto di vista economico al PIL l’agricoltura contribuisce per il 16%, l’industria per il 28,5% e i servizi per il 55%.
Un dato importante, che ha notevolmente inciso sui moti che sono scoppiati a partire, come già è stato fatto presente prima, dal mese di dicembre 2010 e che si sono estesi per tutti i mesi di gennaio e febbraio 2011 è quello che la Tunisia è quasi privo di petrolio, A ciò va aggiunto che molti posti di lavoro dipendono da aziende straniere e che i salari sono molto bassi. Questo problema si verifica nella maggior parte dei paesi del “terzo mondo”, i quali in realtà sono stati trattati alla stregua di neo-colonie.
La Tunisia non ha mai sviluppato una economia propria . Le relazioni economiche tra le diverse parti del Nord Africa sono state distrutte a ben vedere dalla colonizzazione di fine ‘800 e dal neocolonialismo successivo all’indipendenza. In realtà tutti gli investimenti escono dal paese e nulla rimane. Il sistema economico imposto dall’imperialismo è basato sullo sfruttamento e l’impoverimento del popolo, Si può dire che la Tunisia sia un paese ricco ma con un popolo povero. Proprio rispetto a questa ultima affermazione andrebbero valutati quali sono i benefici che ricavano i tunisini dai ricavi provenienti per esempio dal fosfato di cui il paese è ricchissimo, occupando il 4° posto dei paesi produttori al mondo, o se questi ricavi siano confiscati da interessi stranieri. In ordine a ciò dall’inizio del 2008 gli abitanti del bacino minerario di Gafsa, vera e propria roccaforte operaia, hanno costruito la propria storia con una rivolta compatta e orgogliosa. L’esplosione della popolazione di Gafsa è la prova che innanzitutto e soprattutto gli interessi salvaguardati sono quelli stranieri.
La protesta operaia e dei loro familiari della regione di Gafsa è stata la conseguenza da una parte che la Compagnia dei fosfati di Gafsa, la CPG ha adottato un piano di ristrutturazione – tutto il mondo è paese ! – che ha voluto dire la riduzione del 75% degli effettivi della compagnia: da undicimila a cinquemila dipendenti e dall’altra che la regione mineraria pur producendo ricchezza non aveva alcuna infrastruttura salvo una linea ferroviaria costruita unicamente per il trasporto delle merci, insieme al fatto che la disoccupazione colpiva e colpisce il 50% dei giovani laureati e tecnici superiori. Questo dato è un tasso su scala nazionale, il che vuol dire che è ancora superiore nelle regioni considerate “di sviluppo prioritario”, tra cui vi sono la maggior parte delle regioni non costiere.
Come già osservato in precedenza la Tunisia è un paese dall’età media molto giovane. A ciò va aggiunto che il 30% dei giovani in età di fare studi superiori frequenta l’università e che il 30% dell’intera popolazione risulta regolarmente connessa ad Internet ( dati assunti da Le Monde Diplomatique di marzo 2011 pag.13).
E sono stati proprio i giovani che il 5 gennaio 2008 hanno dato inizio al movimento di lotta e di protesta nella città di Redeyef che dista 60 Km da Gafsa e 22 dalla frontiera con l’Algeria, occupando la sede regionale dell’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT) perché i risultati del concorso per le assunzioni al CPG erano stati falsati da favoritismi, nonché di aver selezionato dei candidati raccomandati da notabili e dirigenti locali. I giovani si sono uniti alle vedove dei minatori alle loro famiglie ed ai licenziati. La prima decisione assunta è stata quella di montare delle tende dinanzi alla sede della Sotto-Prefettura di Redeyef. L’adesione di tanta popolazione ha contributo ad estendere il movimento ed a renderlo generale e permanente. Per quanto il potere repressivo di Zin el Abidin Ben Ali fosse immediatamente intervenuto per stroncare sul nascere il movimento ha raggiunto e coinvolto città come Metlaoui, Mdhila e Mourales.
Va considerato pure che il potere repressivo di Ben Ali, per quanto abbia tentato di stroncare sul nascere il movimento, vietando per esempio la zona ai giornalisti stranieri, non ha potuto evitare che una squadra della Televisione “pirata” Al Hiwar Attounisi (Il Dialogo tunisino) sia riuscita a filmare le immagini della rivolta e a farla circolare. Le immagini sono state diffuse via satellite sulla rete italiana Arcoiris e sull’emittente francese France 3.
La crisi del 2008 e l’incidere delle scelte neoliberiste hanno determinato un forte aumento della disoccupazione che ha investito la giovane popolazione tunisina. Alla disoccupazione si è aggiunto l’aumento dei generi alimentari.
Rispetto agli aumenti dei prezzi dei beni alimentari va detto che già nell’aprile 2008 emerse per esempio che le quotazioni del mais e del riso avevano raggiunto quotazioni record e la Banca mondiale a commento di quanto stava accadendo concludeva che nel mondo era prevedibile che ci fossero state delle tensioni sociali per la fame.
Il fenomeno dei rincari dei beni alimentari non appariva transitorio, anzi la stessa Banca Mondiale, in un documento predisposto per gli incontri fissati nel fine settimana del 7/12 aprile 2008 a Washington tra le maggiori istituzioni finanziarie mondiali, avvertiva che i prezzi dei generi alimentari si sarebbero mantenuti alti ed in tendenza in aumento per tutto il 2008 e il 2009.
Da una lettura più attenta del documento predisposto dalla BM si apprendeva che la maggior parte dei prezzi dei prodotti alimentari, rispetto alle rilevazioni del 2004, tendevano a rincarare e ciò fino al 2015.
Secondo le Nazioni Unite i rincari però avevano iniziato la loro corsa già dal 2002, raggiungendo alla fine del 2008 la media complessiva del 65%, con un 35% nel solo anno 2008.
Robert Zoellick - presidente dal 1° luglio 2007 della BM – invitava la comunità internazionale a mobilitarsi per intervenire in modo concreto a favore delle popolazioni dei paesi che più erano esposte per il rincaro dei prezzi dei beni alimentari.
Le raccomandazioni di Zoellick non sembra che abbiano come dire sortito risultati positivi se è vero che ancora circa un miliardo di persone vive in condizioni di estrema povertà.
D’altra parte gli aumenti sono continuati così come sono aumentate le proteste e le rivolte per la fame. Infatti manifestazioni e disordini conseguenti ai rincari sono scoppiati in Africa, ma anche in America centrale e meridionale. Chi non ricorda a tale riguardo “la rivolta degli affamati” di Haiti. E la Fao attraverso il direttore Jaques Diouf aveva avvertito che era probabile lo sviluppo di disordini specialmente in quei paesi dove il 50-60% del reddito dei cittadini era destinato all’acquisto di cibo.
Appare chiaro a questo punto che le rivolte di massa, che hanno investito a partire come abbiamo visto dalla Tunisia e che si sono propagate in buona parte dei paesi arabi, segnando l’inizio del risveglio di oltre un miliardo di donne e uomini stanche ormai di vivere in funzione delle politiche e degli interessi degli imperialisti, sono la conseguenza della crisi del neoliberismo a cominciare dal paese che ha imposto tale politica ossia gli Usa.
Prima di fare un accenno ai guasti profondi causati dal monetarismo introdotto appunto dalle teorie e dalle pratiche politiche americane, appare giusto soffermarsi su di un aspetto poco trattato nelle valutazioni che sono state fatte sulle origini e sulle modalità di propagazione dei contenuti delle rivolte.
E’ stato detto che lo strumento divulgativo più usato dai giovani tunisini, ma anche dai giovani egiziani sia stato Internet. Che le reti interconnesse abbiano avuto un ruolo centrale per la diffusione e lo scambio delle notizie sugli eventi in atto nei vari territori del mediterraneo meridionale, così come in medio oriente, è un fatto inoppugnabile. Non a caso le prime misure assunte dai vari rais dei paesi in rivolta sono state quelle di bloccare gli accessi al principale mezzo di comunicazione di massa oggi esistente.
Riteniamo tuttavia che una scuola di educazione politica nei confronti specialmente dei popoli del magreb possa essere stata anche quella connessa alle rivolte delle banlieues parigine del 2005/2006. I sentimenti di disperazione diffusi, dipendenti dalla disoccupazione vasta ed intensa che preclude la possibilità d una esistenza “normale” paragonabile a quella della generazione precedente o della comunità nazionale – nel caso delle banlieues quella francese - abbiano inciso e nello stesso tempo costruito memoria. La “feccia” straniera che Sarkozy s’era inventato non era altro che la seconda o terza generazione di quegli immigrati che hanno fatto con le loro mani il capitalismo francese, lavorando nei cantieri e nelle fabbriche del paese.
E’ possibile leggere una continuità tra le esclusioni patite in Francia dai maghrebini con quelle della Tunisia soccombente e subordinata all’imperialismo francese e dei paesi europei nonché degli Usa? E’ possibile eccome.
E’ tempo di riprendere il discorso che individua nei riflessi della crisi e della globalizzazione quanto accaduto nel mondo arabo. Episodi quelli della crisi e della globalizzazione che hanno visto nell’Occidente il loro epicentro sia per quanto ha riguardato le scelte che hanno poi generato ed alimentato appunto i fenomeni in disamina. Ambedue gli eventi sono stati criticati dal “serafico” ministro dell’economia Tremonti, il quale in una sorta di novello dr.Jekyll e mr. Hyde si è distinto da una parte per la critica alla crisi ed alla globalizzazione e dall’altra per le decisioni intraprese come i tagli che hanno di fatto cancellato il welfare.
Gli Usa pur essendo stati all’origine della crisi del 2007 con lo scoppio della bolla dei subprime, hanno deciso di risolverla decidendo di portare i tassi d’interesse del denaro quasi a zero. Nello stesso tempo il Tesoro americano, attraverso il cosiddetto “quantitative easing” (letteralmente “alleggerimento quantitativo”) ha immesso una massa enorme di danaro nell’economia. Questa politica si è tradotta nell’acquisto di titoli del Tesoro per 600 miliardi di dollari da parte della Banca Centrale americana. A ciò va aggiunta la decisione di prorogare gli sgravi fiscali dell’epoca Bush per un importo di 800 miliardi di dollari.
Questa politica ha inciso sul Pil rilanciandolo fino al punto che nel IV trimestre del 2010 è aumentato del 3,2%. Nello stesso tempo i profitti delle imprese si sono incrementati del 35%, concorrendo a trascinare al rialzo le borse, specialmente Wall Street .
Il boom dei profitti e delle borse si è tradotto in una crescita drogata, la quale a ben vedere ha aggravato la crisi, generando un aumento del già gigantesco debito pubblico americano senza incidere minimamente sui livelli occupazionali.
Naturalmente data la interdipendenza che ormai lega le economie di tutto il mondo gli effetti del “quantitative easing”, manovra decisa dal governo Obama, si sono diffusi a livello mondiale a cominciare dall’aumento dell’inflazione quale prodotto della relazione tra aumento della liquidità e mercati finanziari internazionali.
Infatti lo spropositato aumento della liquidità derivata dalle operazioni accennate si è rivolta nelle attività speculative di borsa, che garantiscono profitti maggiori, anziché nelle attività produttive. Ciò anche perché l’industria manifatturiera americana rappresenta una quota del Pil sempre meno importante e soprattutto perché gli Usa non hanno nemmeno lontanamente risolto la sovrapproduzione che è alla base dello scoppio della crisi.
Ovviamente la speculazione sui contratti futures ha provocato un aumento straordinario di tutte le materie prime, molte delle quali, specialmente le cerealicole, hanno il loro centro di scambio mondiale proprio alla borsa di Chicago, ossia il centro della compravendita Usa delle materie prime. Il quantitative easing tra l’altro ha inciso sul deprezzamento del dollaro, mentre di converso ha causato l’apprezzamento delle monete di altri a cominciare dai paesi emergenti con notevolissimi danni sugli stessi.
E’ stato osservato che tra gennaio 2010 e gennaio 2011 le materie prime alimentari sono aumentate in media del 32%. Disaggregando i dati è emerso che il grano è aumentato del 62%, passando dai 177,5 dollari la tonnellata del II trimestre 2010 ai 326 dollari del gennaio scorso, mentre il frumento (riso, mais, orzo etc.) è aumentato sempre nello stesso periodo del 58,7%. Secondo la FAO se si raffrontano i prezzi 2009 con quelli di oggi l’aumento è stato del 160%.
E’ chiaro che gli aumenti dei prezzi delle materie prime alimentari hanno colpito maggiormente i paesi dove una quota notevole del reddito viene spesa per alimenti. In ordine a ciò mentre per esempio in Italia la spesa alimentare nel 2009, secondo la Cgia di Mestre, ha raggiunto il 17,5% del reddito, in Egitto viceversa rappresenta il 48,1%, in Vietnam il 65%, nello Sri Lanka il 64%, nel Madagascar il 66%, addirittura il 73% in Nigeria.
E’ evidente allora che a differenza di quanto è stato detto e diffuso attraverso i media internazionali, specialmente quelli occidentali, le esplosioni popolari e di massa, che a cominciare dalla Tunisia si sono avute nei paesi del Nord Africa ed in quelli del Medio Oriente e che ancora sono in corso non hanno riguardato come fenomeno principale la democratizzazione degli stessi. La democrazia ha rappresentato l’epifenomeno di una realtà oramai insopportabile.
La fame, la disoccupazione, il modello di sviluppo che si è affermato in questi paesi sono state le cause e le concause dei movimenti insurrezionali. Infatti se si leggono i dati Ocse si ricava che questi paesi hanno fatto registrare negli ultimi anni uno dei tassi di sviluppo maggiori del mondo. E’ evidente allora che i benefici della crescita, il boom economico senza diffusione del benessere ha aperto gli occhi alle popolazioni dei paesi del Nord Africa, dell’Egitto e quelli del medio oriente, le quali hanno verificato che la ricchezza da loro prodotta è andata solo alle imprese e alle banche straniere ed a ristrettissimi gruppi locali di rappresentanti dei capitali occidentali.
Il vero problema allora non è dipeso dal dispotismo, certo c’è stato anche quello, ma è venuto successivamente. Lo scatenamento è dipeso dall’esistenza di un sistema di rapporti economici ineguali a livello internazionale,
L’Egitto è il più popolato ed il più grande paese arabo. Secondo una stima riportata dall’Atlante De Agostini ed.2011 nel 2010 avrebbe raggiunto gli 86 milioni di abitanti. L’Egitto è il più grande importatore di grano del mondo e quindi è stato notevolmente colpito dall’aumento dei prezzi dello stesso, atteso pure che il 44% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, mentre una borghesia arrivista e avida, ha scritto non più tardi del 15 marzo Gilbert Achcar, professore alla scuola di studi orientali ed africani dell’Università di Londra, su Le Monde diplomatique, fa mostra di un lusso come quello dei potenti delle monarchie petrolifere del Golfo.
La crisi economica globale del 2008 – 2010 ha colpito i settori dai quali l’Egitto trae i maggiori ricavi e cioè quelli orientati all’esportazione – petrolio e derivati, gas naturale, ferro ed acciaio, prodotti chimici, materiale elettrico ed elettronico – e al turismo, oltre alla riduzione degli introiti derivanti dai diritti di transito nel canale di Suez. A ciò va aggiunto l’alto debito pubblico e quelli accesi con il FMI e la BM per un complessivo debito estero di 32.616 milioni di dollari alla fine del 2008. L’alto tasso di disoccupazione pur in presenza di tassi annui di sviluppo dell’ordine del 5 e 6% raggiunge il 10% della popolazione attiva. Tuttavia, tra i giovani, che costituiscono la fetta più grande della popolazione, il tasso di disoccupazione è di quasi il 35% (fonte Datastream, Credit Suisse).
Anche in Egitto, come già si è rilevato con la Tunisia, nonostante la crescita economica la distribuzione della ricchezza prodotta è ineguale, per cui la percentuale di persone che vive sotto il livello di povertà è alto. Di qui come già osservato in precedenza la constatazione che la spesa per il cibo rappresenta la voce più importante nei bilanci familiari.
L’alta percentuale di disoccupazione alimenta gli ingenti flussi migratori, i quali sono diretti soprattutto verso i paesi petroliferi arabi come l’Arabia Saudita, la Libia, l’Iraq e l’Europa.
E’ indubbio allora che piazza Tahrir, per i motivi che di seguito si rappresentano, è stata l’inizio e l’epilogo di un movimento in nuce.
Infatti già nel dicembre del 2006 gli operai della fabbrica tessile Ghazl Al-Mahallah avevano promosso un’ondata di proteste senza precedenti in tutto il paese. La determinazione mostrata dagli operai in quella lotta era pari alla forza di coinvolgimento prodotta nell’intero settore tessile. Di fatto da allora le lotte non si sono mai fermate. Da dicembre 2006 a maggio 2007 ci sono stati scioperi che hanno coinvolto migliaia di operai di altre fabbriche tessili. In particolare a Kafr el Dawwa (11.700 lavoratori), a Zelfia Textile Co. Ad Alessandria (6.000 scioperanti) ed alla fabbrica tessile di d’Abul Mukaren. Anche numerosi altri settori sono entrati in lotta: 3.000 operai in sciopero per due giorni alla industria di allevamento di pollami Cairo Poultry Co; 9.000 in un’industria molitoria a Gozeh insieme ai netturbini di questa stessa città; occupazione della Mansoura Spanish Garment Factory da parte di 300 operaie e sciopero dei trasporti del Cairo con blocco della linea il Cairo-Alessandria, sostenuto dai conducenti della metropolitana. Altre azioni di protesta ci sono state alla sede centrale delle poste, scioperi dei panettieri, nelle fabbriche di laterizi, degli impiegati del Canale di Suez, dei portuali, degli impiegati municipali, del personale ospedaliero. Eloquente a tale riguardo un comunicato emesso alla fine del mese di giungo 2007 da un sindacato americano, il quale segnalava che in Egitto nel 2006 c’erano stati 220 scioperi spontanei. Cifra largamente superata nel 2007.
Per render più chiaro il contesto nel quale agiva il movimento dei lavoratori egiziani bisogna dire che il sindacato era uno strumento dello Stato. Per esempio in risposta agli scioperi promossi dagli operai della fabbrica tessile pubblica di Ghazi Al-Mahalla il governo egiziano promise, a condizione che venissero fermate le agitazioni, di versare a ciascun dipendente l’equivalente di un mese e mezzo di paga. Ma il governo non tenne fede all’impegno versando solo in parte la somma pattuita ed a piccole rate. Questo comportamento ha rilanciò la collera operaia che decise di occupare la fabbrica. La direzione della fabbrica per tutta risposta e per rompere il movimento decretò una settimana di ferie in modo da far risultare illegale l’occupazione della fabbrica , minacciando anche l’intervento dell’esercito.
Alla fine come spesso accade tutti si rassomigliano. Infatti gli operai egiziani come tanti in altri paesi a cominciare dal nostro, nelle loro lotte hanno dovuto combattere anche contro gli esperti maestri nel sabotaggio: i sindacati. Anche in questi casi gli operai non si sono fatti manipolare. Significativo un passaggio di Liberation del 1°/1°/2007 che riportava: “Il rappresentante del sindacato ufficiale, controllato dallo Stato, venuto a chiedere ai suoi colleghi di interrompere lo sciopero, è all’ospedale, dopo essere stato pestato dagli operai in collera. Il sindacato è agli ordini dello Stato, vogliamo eleggere noi i nostri veri rappresentanti spiegano gli operai.”
Insomma se Internet è stato il tramite e l’altoparlante della rivolta democratica egiziana, il proletariato non è stato in silenzio né ha agito in modo codista, considerato pure che non ha avuto né ha un suo riferimento politico ed organizzativo.
La collocazione futuro cioè le scelte nello scacchiere mondiale dei paesi in rivolta naturalmente è il problema del futuro, con particolare o forse unico riguardo dell’Occidente a cominciare dagli USA.
La Tunisia di Abidin Ben Alì è stata un alleato fedele degli occidentali e le politiche economiche, applicate dal despota rimosso dai moti popolari, non hanno prodotto come già abbiamo visto lo sviluppo necessario affinché il paese progredisse in termini di reddito pro-capite e soprattutto di occupazione giovanile e non.
Di certo le aspirazioni delle componenti politicamente più determinate sono quelle di costruire un paese, che si affranchi dall’imperialismo americano e la manifestazione del 17 marzo tenutasi a Tunisi, in occasione della visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton, non lasciano adito ad interpretazioni diverse. I tunisini vogliono costruire il loro futuro lontani dall’egemonia americana e ovviamente della Francia e degli altri paesi occidentali.
Un’altra variabile importantissima del futuro di questi paesi sarà senz’altro quella del ruolo e dell’influenza dei Fratelli Musulmani. Questa organizzazione islamica ha sempre inteso costruire una sorta di egemonia nei confronti delle società arabe dove ha operato ed opera. Allontanata e spesso anche perseguitata come nell’Egitto di Sadat, ma anche di Mubarak ed in Algeria, è decisa a giocare un ruolo importante nelle società dei paesi arabi.
- la collocazione dell’Egitto di Mubarak
- i trattati sottoscritti da Mubarak con Israele
- la nuova politica estera dei paesi arabi
- come influiranno le componenti islamiche nei futuri assetti dei paesi arabi
- la Libia. La conferma di Gheddafi, i nuovi contratti con la Cina, l’India, il Brasile. Il ridimensionamento del ruolo dell’Italia ?
- I moti nel Baherein, in Sudan e in Giordania.
- Come si muoverà Israele e gli Usa e l’Europa.
domenica 20 marzo 2011
ASSALTO ALLA LIBYA. Un' altra vergogna inammissibile
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
(Bertolt Brecht)
I realisti dicono che quando una gamba è in cancrena non è il tempo delle chiacchiere salottiere ma dell' intervento chirurgico, per quanto doloroso possa essere.
Sarà vero ma: CHI HA DATO A GHEDDAFI LE ARMI, LE MUNIZIONI, I TECNICI PER L'ADDESTRAMENTO ALL'USO DI QUELLE ARMI ?
Non Chavez, Castro, Cina Corea del Nord....ma Italia e Francia, direttamente ed apertamente, indirettamente GB, USA e forse Russia ed Israele.
Domanda facile facile : Ma che fiducia si può avere in un medico che prima causa e lascia andare in cancrena una gamba e poi si propone come sanatore della situazione ?
Ma i realisti non si scoraggeranno, gente dura, abituata a tutto, anche ad ingoiare senza batter ciglio la cacca più ripugnante, guardate le facce di D'Alema e di La Russa per averne la matematica certezza, e diranno "Vabbene, ma lasciamo stare il passato....ORA COSA SI DEVE FARE SECONDO VOI ?"
E qui casca l'asino, l'esca è quella delle discussioni da Bar dello Sport, "Sei per Gheddafi o contro Gheddafi ?", come se la soluzione fosse lì bella e pronta.
NON SI POSSONO E NON SI DEBBONO DARE RISPOSTE SERIE A DOMANDE CHE SERIE NON SONO.
Non abbiamo a disposizione le informazioni della CIA e servizi segreti vari e non conosciamo punti deboli di Gheddafi che possano essere colpiti senza dover ricorrere ai bombardamenti.
Sappiamo solo che la dissoluzione della Iugoslavia, la guerra alla Serbia hanno lasciato una situazione in cui regnano le narcomafie e i popoli continuano ad essere vessati da loro, con il beneplacito della NATO....che l'Iraq sta peggio di quando stava (malissimo) con Saddam e che i civili che vengono assassinati dalla NATO in Afghanistan sono decine di migliaia ogni anno.
Sappiamo anche che nessuno è intervenuto per fermare i macellai sionisti che hanno aggredito e massacrato la popolazione di Ghaza.
Ai realisti faccio notare che quando il macellaio dice di amare i porcelli bisogna credergli....ma chietevi almeno il come ed il perchè.
Ma quali dovrebbero essere, almeno secondo me, le considerazioni che devono orientare il cammino e la lotta dei pacifisti ?
Non certo le solite simpatiche sciocchezze tipo “Pagherete caro Pagherete tutto” o il piu' recente ma non per questo meno fesso “Noi la crisi non la paghiamo” gli sfruttati e gli oppressi pagano sempre, pagano caro, e pagano tutto, anche e principalmente il conto ed i debiti dei ricchi.
L'aggressione alla Libya, malamente mascherata da intervento umanitario, a ben vedere è una ulteriore riprova di quanto sopra affermato.
Chi ha venduto armi al colonnello ? Gli stessi che ora lo stanno bombardando ed accusando dei peggiori crimini e nefandezze.
Ma per quali motivi uno come il colonnello G. puo' aver bisogno di sistemi d'arma abbastanza moderni ed in quantità rilevante ?
1) Tenere a bada la propria gente, cioè polizia.....politica.
2) Combattere guerre di portata limitata contro i propri vicini.
In caso diverso la scelta più sensata per tutti i piccoli paesi, indipendentemente dal proprio reddito, è quella del Costa Rica, niente esercito, solamente la normale polizia per i normali compiti di ordine pubblico e di lotta al crimine.
Il reddito libico misurato con il PIL è circa un ventesimo del nostro, mentre loro sono più di un decimo di noi, il PIL procapite nostro è più del doppio del loro.
Non vado a fare valutazioni delle spese militari perchè neppure gli specialisti più raffinati (ammesso che ne esistano di indipendenti) ci danno più di qualche cifra orientativa. Ma sicuramente il buon colonnello G. amava spendere ed esibire armamenti sofiticati e quindi costosi.
Ma perchè molte potenze (e pure qualche impotenza, tipo l'Italia) armano questi tiranni e tirannelli, pur preventivando qualche mal di testa ogni tanto ?
Un motivo è sicuramente che sono indispensabili per tenere a bada le giuste aspirazioni ad un tenore di vita migliore delle masse popolari (e bisogna anche dire che in molti casi queste chiedono non dico il necessario ma solo l'indispensabile a non morire di fame e di malattie)...ma il loro aumentato "benessere" porterebbe alla diminuzione dei profitti di troppe multinazionali.
Un altro motivo, non saprei dire in generale quale dei due conti maggiormente, è che la ricerca e lo sviluppo di nuovi e sempre più sofisticati sistemi d'arma costa, pesa assai anche sui bilanci pubblici e privati, dei paesi più ricchi del mondo.
Ed ecco la trovata brillante e sanguinaria al tempo stesso !!!
Vendere a tiranni e tirannelli varii, purchè signoreggino su paesi interessanti per le materie prime che vi si trovano, armamenti, non certo di ultima e di ultimissima generazione, ma comunque abbastanza moderni da adescare il caudillo e sofisticati al punto da poterli vendere cari....e così si condividono, si abbassano i costi di armamenti che la potenza cedente considera in via di obsolescenza e si fa finanziare dai poveri lo sviluppo e la costruzione delle armi destinate a meglio opprimerli.
Sono i più poveri a pagare con il loro sangue, quello gettato sul lavoro e quello versato in guerra il conto di lor signori.
Ed allora chi vuol contrastare le pratiche di guerra deve battersi contro la NATO, una alleanza antidemocratica perchè si regge su regole segrete di cui neppure i parlamenti sono a conoscenza, una alleanza antidemocratica perchè lotta per opprimere meglio i già oppressi....la NATO non è un ombrello per la democrazia, più di quanto la stalla del contadino che alleva il porcello sia un riparo sicuro per il porco stesso.
Ne seppero qualcosa gli antifascisti greci nel 1967 vittime di un golpe militare ispirato ed orientato dalla democratica NATO.
Ai tempi della poco gloriosa Unione delle Repubbliche Socialiste nonchè Sovietiche la NATO veniva giustificata con la necessità di contrastare la minaccia che veniva dall’Oriente...ed il vecchio PCI, legato a Mosca, ne faceva il bersaglio preferito delle sue campagne pacifiste.
Dissoltasi la URSS, venuto meno il PCI a sinistra ci si è dimenticati di questo vecchio arnese, e questa se mai è una ulteriore riprova della inconsistenza politica della sinistra.
Battersi per il controllo del commercio internazionale delle armi (anche questo abbastanza utopico preso così...) costituire osservatori delle autorizzazioni a commerciare armi concesse dal Parlamento (più spesso attraverso decisioni consociative prese in commissione dove al riparo dell’attenzione che illumina le riunioni dell’ assemblea sono più facili gli inciuci tra destra e sinistra) e denunciare questi traffici alla pubblica opinione, denunciare l’acquiescienza dei sindacati.
Insomma il mondo per essere abitato da noi umani in maniera ecosostenibile ha bisogno di più democrazia, di più condivisione di informazioni, di meno segreti, di più partecipazione, ovvero tutto il contrario di quanto una destra autentica ed una sinistra "pezzottata" hanno imposto al mondo da trenta anni ad oggi.
Questo è quanto stiamo imparando anche dal disastro giapponense dove la TEPCO aveva fornito ad ispettori compiacenti dati fasulli sulla sicurezza delle centrali, minimizzando e nascondendo molti incidenti, relativamente piccoli e poco importanti, fin quando il disastro non si è abbattuto su uno dei paesi più importanti del mondo, più avanzato tecnologicamente e dove i governanti di sicuro se fanno il bunga bunga usano discrezione e riservatezza in quantità maggiore che da noi.
Ognuno si prenda le proprie responsabilità poi nessuno venga più ad invitarci ad essere realistici e ad approvare i macelli cosiddetti umanitari.
giovedì 24 febbraio 2011
Caro assessore Stival
LETTERA DI SOLIDARIETA' ALL' ASSESSORE LEGHISTA DANIEL STIVAL
Assessore Stival nel momento in cui il suo partito la prende a calci non posso fare a meno di esprimerle la mia più schietta e profonda solidarietà.
Che gentaglia infida, se ne è accorto adesso ?
Prima strillano a pieni polmoni che con gli immigrati bisogna essere cattivi, e non era l’ultimo arrivato ad aver pronunciato queste parole (mi perdoni, assessore Stival, abominevoli e vomitevoli) e poi quando lei in un impeto di allegra cialtroneria padana, quella cialtroneria che vi accomuna tutti indistintamente, che è il vostro brand e la vostra koiné, parla di usare il mitra (e che sarà mai, un mitra ? di fronte all’eleganza di una manovra nautica capace di affondare natanti con centinaia di persone a bordo ? o di una radio o un radar improvvisamente non funzionanti -la colpa è dei tagli di Tremonti- che impedisce di soccorerre dei naufraghi ??), si scandalizzano e cosa ancor più vile si dissociano.
E’ la dissociazione infatti uno dei mali che corrode questo paese.
Prenda il suo capo, Bossi. Sempre a strillare 48 ore su 24 contro Roma ladrona, a parlare di meritocrazia e poi fa fare il consigliere regionale al figlio Renzo....che magari cretino come dicono non è, ma sicuramente il Leader Supremo non doveva faticare molto a trovar qualcuno più adeguato al ruolo, o davvero siete messi così male ?
O Berlusconi, il vostro socio di affari , parlo dell’imprenditoria della paura, dell’ industria del terrore, grazie alla quale avete capitalizzato un bel po’ di voti, che prima fa le leggi contro la prostituzione e poi in casa sua vuol metter su un puttanaio che neanche a Babilonia, Sodoma e Gomorra messe insieme, e voi lo difendete dicendo che a casa propria ognuno fa quel che vuole. Non si capisce allora perchè una signora, seguendo questo principio, non possa ricevere frotte di cari amici....e non mi dite che per fare le mignotte prima bisogna avere fatto l’ Accademia di Arcore, bel modo di essere liberali ...anche questa è schizofrenia, dissociazione bella e buona.
Assessore Stival, ma possibile che mentre lei si esibiva in tutta la sua maschia celticità padana, nessuno le abbia fatto piedino, l’ abbia fissata corrugando la fronte, per tentare di farle capire....insomma “Su Daniel tase, no se disen en publico ste cose...”, e dopo magari non le è venuto il sospetto che l’abbiano sacrificata sull’altare di un temporaneo perbenismo, buono solo a far fesso Bersani, che, diciamolo fra noi, fesso non lo farete voi MAI e poi MAI, perchè in materia ha già provveduto la di lui mamma una sessantina di anni orsono ????
Se è così, Assessore Stival stia attento, stia attento davvero attento. Perchè lei che ha abbassato la testa, lei che ha chiesto scusa (magari bofonchiando dentro di sé “Se ciapo un di questi beduini giuro che xe facio magnà un kilo de salsice..) lei che si è comportato come uno di quei vecchi militanti del PCI di vecchio stampo, “non capisco ma mi adeguo”, sta rischiando di brutto....
Infatti io già mi immagino cosa succederà tra qualche settimana.... lo Stival che, furbescamente (per quanto possa essere furbo uno come lei) chiama un po’ di tv locali amiche per essere ripreso mentre organizza un tiro alla fune con i bambini di un campo rom, preso a calci nel didietro da una torma di leghisti inferociti -guidati magari dall’ immarcescibile Gentilini- quale traditore infame della razza padana, così da subire ancora una volta il danno e le beffe, e servire da comunicatore involontario dell’ ennesima correzione di rotta del suo partito.
E colmo dei colmi, alla fine del liscia e bussa dei propri “amici”, si ritrova per terra, seminudo, in mezzo alla fanghiglia ed alla sporcizia del campo rom...infatti i ragazzi hanno approfittato del trambusto per portargli via il più possibile, giacca camicia portafogli orologio cellulare...non perchè i rom siano ladri per natura, ma perchè sono poveri e con tutto quel ben di dio ci tirano avanti, in tanti per qualche settimana, e così, per mangiare, non devono andare a frugare in un cassonetto.
E mentre Stival, senza scarpe, deve allontanarsi a piedi, solo soletto, dal luogo della sua nemesi, nessuno che lo inviti a riflettere che in politica bisogna sì adeguarsi, ma solo dopo aver capito come e quando....Nessuno che gli dica che una volta arrivato a casa dovrebbe incominciare ad andare su youtube e rivedersi un po’ di filmati di Gentilini, Salvini, Borghezio, solo per citarne alcuni, che cose simili le han dette e continuano a dirle, ma scegliendo il tempo ed i luoghi....certo poi anche loro qualche rischio lo corrono.
Scommetto che un certo numero di italiani, non so ancora né come né quando, passata la sbornia e la paura incominceranno a provare ribrezzo, IN PRIMO luogo per sé stessi, per cosa avevano permesso che li facessero diventare, in secondo luogo per lei, caro Stival e per i suoi complici.
Ed allora si salvi chi può....lei cerchi di capirlo in anticipo, ed invece che ad un mitra pensi a dei preservativi, possono sempre servire ad evitare che le inXXXXte abbiano esiti funesti.
Assessore Stival nel momento in cui il suo partito la prende a calci non posso fare a meno di esprimerle la mia più schietta e profonda solidarietà.
Che gentaglia infida, se ne è accorto adesso ?
Prima strillano a pieni polmoni che con gli immigrati bisogna essere cattivi, e non era l’ultimo arrivato ad aver pronunciato queste parole (mi perdoni, assessore Stival, abominevoli e vomitevoli) e poi quando lei in un impeto di allegra cialtroneria padana, quella cialtroneria che vi accomuna tutti indistintamente, che è il vostro brand e la vostra koiné, parla di usare il mitra (e che sarà mai, un mitra ? di fronte all’eleganza di una manovra nautica capace di affondare natanti con centinaia di persone a bordo ? o di una radio o un radar improvvisamente non funzionanti -la colpa è dei tagli di Tremonti- che impedisce di soccorerre dei naufraghi ??), si scandalizzano e cosa ancor più vile si dissociano.
E’ la dissociazione infatti uno dei mali che corrode questo paese.
Prenda il suo capo, Bossi. Sempre a strillare 48 ore su 24 contro Roma ladrona, a parlare di meritocrazia e poi fa fare il consigliere regionale al figlio Renzo....che magari cretino come dicono non è, ma sicuramente il Leader Supremo non doveva faticare molto a trovar qualcuno più adeguato al ruolo, o davvero siete messi così male ?
O Berlusconi, il vostro socio di affari , parlo dell’imprenditoria della paura, dell’ industria del terrore, grazie alla quale avete capitalizzato un bel po’ di voti, che prima fa le leggi contro la prostituzione e poi in casa sua vuol metter su un puttanaio che neanche a Babilonia, Sodoma e Gomorra messe insieme, e voi lo difendete dicendo che a casa propria ognuno fa quel che vuole. Non si capisce allora perchè una signora, seguendo questo principio, non possa ricevere frotte di cari amici....e non mi dite che per fare le mignotte prima bisogna avere fatto l’ Accademia di Arcore, bel modo di essere liberali ...anche questa è schizofrenia, dissociazione bella e buona.
Assessore Stival, ma possibile che mentre lei si esibiva in tutta la sua maschia celticità padana, nessuno le abbia fatto piedino, l’ abbia fissata corrugando la fronte, per tentare di farle capire....insomma “Su Daniel tase, no se disen en publico ste cose...”, e dopo magari non le è venuto il sospetto che l’abbiano sacrificata sull’altare di un temporaneo perbenismo, buono solo a far fesso Bersani, che, diciamolo fra noi, fesso non lo farete voi MAI e poi MAI, perchè in materia ha già provveduto la di lui mamma una sessantina di anni orsono ????
Se è così, Assessore Stival stia attento, stia attento davvero attento. Perchè lei che ha abbassato la testa, lei che ha chiesto scusa (magari bofonchiando dentro di sé “Se ciapo un di questi beduini giuro che xe facio magnà un kilo de salsice..) lei che si è comportato come uno di quei vecchi militanti del PCI di vecchio stampo, “non capisco ma mi adeguo”, sta rischiando di brutto....
Infatti io già mi immagino cosa succederà tra qualche settimana.... lo Stival che, furbescamente (per quanto possa essere furbo uno come lei) chiama un po’ di tv locali amiche per essere ripreso mentre organizza un tiro alla fune con i bambini di un campo rom, preso a calci nel didietro da una torma di leghisti inferociti -guidati magari dall’ immarcescibile Gentilini- quale traditore infame della razza padana, così da subire ancora una volta il danno e le beffe, e servire da comunicatore involontario dell’ ennesima correzione di rotta del suo partito.
E colmo dei colmi, alla fine del liscia e bussa dei propri “amici”, si ritrova per terra, seminudo, in mezzo alla fanghiglia ed alla sporcizia del campo rom...infatti i ragazzi hanno approfittato del trambusto per portargli via il più possibile, giacca camicia portafogli orologio cellulare...non perchè i rom siano ladri per natura, ma perchè sono poveri e con tutto quel ben di dio ci tirano avanti, in tanti per qualche settimana, e così, per mangiare, non devono andare a frugare in un cassonetto.
E mentre Stival, senza scarpe, deve allontanarsi a piedi, solo soletto, dal luogo della sua nemesi, nessuno che lo inviti a riflettere che in politica bisogna sì adeguarsi, ma solo dopo aver capito come e quando....Nessuno che gli dica che una volta arrivato a casa dovrebbe incominciare ad andare su youtube e rivedersi un po’ di filmati di Gentilini, Salvini, Borghezio, solo per citarne alcuni, che cose simili le han dette e continuano a dirle, ma scegliendo il tempo ed i luoghi....certo poi anche loro qualche rischio lo corrono.
Scommetto che un certo numero di italiani, non so ancora né come né quando, passata la sbornia e la paura incominceranno a provare ribrezzo, IN PRIMO luogo per sé stessi, per cosa avevano permesso che li facessero diventare, in secondo luogo per lei, caro Stival e per i suoi complici.
Ed allora si salvi chi può....lei cerchi di capirlo in anticipo, ed invece che ad un mitra pensi a dei preservativi, possono sempre servire ad evitare che le inXXXXte abbiano esiti funesti.
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